Da Courant e Robbins ‘Che
cos’è la matematica’ Universale Scientifica Boringhieri (1971)
Necessità intrinseca dei
numeri razionali. Il principio di generalizzazione.
Oltre alla ragione pratica
per l’introduzione dei numeri naturali, ve n’è una più intrinseca, e sotto
qualche aspetto più impellente, che discuteremo ora indipendentemente da quanto
precede. Essa è di carattere del tutto aritmetico e rappresenta una tendenza
tipica dominante nei procedimenti della matematica.
Nell'aritmetica
ordinaria dei numeri naturali si possono sempre eseguire le due operazioni
fondamentali, l'addizione e la moltiplicazione. Ma le « operazioni inverse », la sottrazione e la divisione, non sono sempre possibili.
La differenza b - a dei due numeri interi a, b è il numero intero c tale che a + c = b, cioè la soluzione dell'equazione a
+ x = b.
Ma nel
campo dei numeri naturali il simbolo b - a ha un significato soltanto
con la restrizione b>a,
perché soltanto in tal caso l'equazione a + x = b ammette come soluzione un
numero naturale x. Un gran passo per rimuovere questa restrizione fu
compiuto quando si introdusse il simbolo 0, ponendo a - a =0. Ma ancora
più importante fu l'introduzione dei simboli -1, -2, -3, ... , che, insieme con
la definizione
b-a= -(a-b),
nel caso b < a, resero la
sottrazione possibile senza restrizioni nel campo dei numeri interi positivi e negativi. Per includere i nuovi
simboli, -1, -2, -3, ...,
in un'aritmetica
più estesa che comprenda i numeri interi sia positivi che negativi, dovremo,
naturalmente, definire
le operazioni su di essi in maniera tale
che siano
mantenute le proprietà originarie delle operazioni aritmetiche. Per esempio, la regola
(-1).(-1)=1
che si stabilisce per la
moltiplicazione dei numeri interi negativi, è una conseguenza del desiderio di
mantenere la proprietà distributiva a (b + c) = ab + ac.
Infatti, se si fosse stabilito che (-1) (-1) = -1, allora, ponendo a=-1,
b=1, c=-1, si avrebbe
-1 (1 – 1) = - 1 - 1 = - 2, mentre d'altra parte si ha -1(1-1)=-1=0. Molto tempo dovette passare
prima che i matematici si accorgessero che la « regola dei segni » o le altre definizioni che regolano i numeri
interi negativi e le frazioni non possono essere « dimostrate ». Esse sono
state create da noi per avere libertà
nelle operazioni e mantenere le proprietà fondamentali dell'aritmetica. Ciò che
può - e deve - essere dimostrato è soltanto che, sulla base di queste
definizioni, si mantengono le proprietà commutativa, associativa e distributiva
dell'aritmetica. Perfino il grande Eulero ricorse ad un ragionamento niente
affatto convincente per dimostrare che (-1) (-1) « deve » essere uguale a + 1.
Tale prodotto - così egli ragionò -deve essere o + 1 o -1, e non può essere -1 perché –1=(+1) (-1)
Esattamente
come l’introduzione dei numeri interi negativi e dello zero apre la via alla
sottrazione senza restrizioni, così l'introduzione dei numeri frazionari
rimuove l'analogo ostacolo aritmetico per la divisione. Il quoziente x=b/a
di due numeri interi a e b, definito dall'equazione
(4) ax=b
esiste, come numero intero, soltanto se a è un divisore di b. Se questo non è il
caso, come accade per esempio quando a =2, b=3, basta semplicemente
introdurre un nuovo simbolo b/a, che chiamiamo frazione, soggetto
alla regola a (b/a)=a, cosicché b/a è una soluzione della (4) «
per definizione ». L'invenzione delle frazioni come nuovi simboli numerici
rende possibile la divisione senza restrizioni, eccettuata soltanto la divisione per lo zero, che escluderemo una volta per
tutte.
Espressioni come 1/0, 2/0 3/0, 0/0, ecc. saranno per noi simboli privi
di significato. Infatti, se fosse ammessa la divisione per lo O, potremmo
dedurre dalla uguaglianza vera 0.1 0.2 l'assurda conseguenza 1=2. Comunque,
talvolta è utile indicare tali espressioni col simbolo ¥ (si legga: «infinito»), purché non si tenti di
operare con il simbolo ¥ come se fosse soggetto alle
ordinarie regole del calcolo sui numeri.
Il significato puramente aritmetico del sistema di tutti i numeri razionali - numeri interi e frazioni,
numeri positivi e negativi - è ora evidente. Infatti in questo esteso campo di
numeri non soltanto valgono le proprietà formali associativa, commutativa e
distributiva, ma le equazioni a + x = b e ax = b hanno
ora le soluzioni x=b-a e x= b/a, senza restrizioni, purché in
questo ultimo caso sia a ¹ 0. In altre parole, nel
dominio dei numeri razionali le operazioni cosiddette razionali - addizione, sottrazione, moltiplicazione e
divisione - possono essere eseguite senza restrizioni e non conducono mai fuori
di questo dominio. Un tale insieme chiuso di numeri si dice un campo….
Estendere un dominio con l'introduzione di nuovi
simboli, in modo tale che le leggi che valgono nel dominio originario continuino
a valere nel dominio più esteso, è uno degli aspetti del caratteristico
procedimento matematico di generalizzazione. La generalizzazione dai numeri naturali ai razionali soddisfa sia alla
necessità teorica di rimuovere le restrizioni per la sottrazione e la
divisione, sia alla necessità pratica che i numeri esprimano i risultati di
certe misure. Il vero significato dei numeri razionali è nel fatto che essi
soddisfano a questa duplice necessità. Come abbiamo visto, tale estensione del
concetto di numero divenne possibile con la creazione di nuovi numeri sotto
forma di simboli astratti, come 0, - 2, e 3/4. Oggi, che li trattiamo come cose
ovvie, ci riesce difficile credere che fino al secolo XVII non venisse
generalmente attribuita loro la stessa legittimità dei numeri interi positivi,
e che fossero usati, se necessario, con una certa dose di dubbio e di
preoccupazione. Responsabile di questa esitazione a compiere un passo
inevitabile fu la tipica tendenza umana di tenersi al «concreto», come è dimostrato
dai numeri naturali. Soltanto nel regno dell'astratto si può creare un sistema
aritmetico soddisfacente.