Dai « debiti » ai « numeri negativi »

 

«Possibile che un procedimento così semplice sia ve­nuto in mente agli uomini solo poco più di mille anni fa, e si sia precisato, e diffuso, neppure quattrocento anni fa? », chiederà forse qualcuno dei lettori. Vedete: a pen­sarci dopo, quasi tutte le grandi idee geniali sembrano semplici, perché, dopo, cioè quando sono state bene chia­rite, non si scorgono più le grandi difficoltà che incontra­vano al loro sorgere. Cerchiamo allora di ricostruire qual­cuna delle notevoli difficoltà che sono state di ostacolo alla nascita, e all'affermazione, delle semplici e geniali idee che sono alla base dell'algebra. Al solito, conviene partire da un esempio. Prendiamo un altro problema sul tipo di quello di prima:

« Io ho adesso 15 anni mio fratello ne ha 9. In quale momento della nostra vita la mia età è il doppio della sua? ».

L'incognita, x, è in questo caso il numero degli anni che debbo aggiungere tanto ai miei 15 quanto ai 9 di mio fratello per rendere la mia età doppia della sua. L'equa­zione è perciò subito scritta:

 

15 + x = 2 (9 + x), cioè:

15 + x = 18 + 2x.

 

 

«trasportando » il 18 al primo membro e la x al secondo, sempre con la regola al-giabr, ottengo

 

x        = 15 - 18

 

 

18, però, è più grande di 15: come sottrarre 18 da 15? Da 15, per quello che so finora, posso togliere al più 15, e avrò zero; sottraendo 18, mi avanzano ancora 3 unità, dovrei andare « 3 sotto zero ». Si tratta però di x anni, e non è affatto detto che il richiesto rapporto tra le due età ci sarà « tra x anni »; potrebbe benissimo esserci stato « x anni fa ». Questo è esattamente il nostro caso. Infatti, è tre anni fa che l'età mia era doppia di quella di mio fratello (io ne avevo 12, lui 6). Tre anni fa, tre anni all'indietro, tre anni negativi: esattamente « tre sotto ze­ro », tre in meno.

 

15 - 18 = - 3 (meno tre, numero negativo).

 

Già da questo primo esempio, ci si rende conto che i numeri negativi si conoscono... molto prima di conoscerli. In realtà, anche prima di cominciare a studiare l'algebra ci si abitua ad adoperare molti numeri negativi, senza però usare questo nome, e senza fare calcoli su di essi. Alle elementari abbiamo tutti imparato che in Siberia o nel Canada si raggiungono d'inverno temperature di 20, 30, 40 gradi sotto zero; che il fondo della Fossa delle Filippine è ad oltre 10 mila metri sotto il livello del mare; abbiamo studiato che Roma è stata fondata nell’anno 753 avanti Cristo. Basta allora farsi coraggio e dire: temperatura di - 40 gradi; altezza di -10.000 metri; anno -753: « meno 40 », « meno 10.000 », «meno 753 ». Una temperatura negativa sarà una tempera­tuta sotto lo zero del termometro; un'altezza negativa sarà il contrario di un'altezza, cioè una profondità (sotto l'al­tezza « zero », che è il livello del mare); un anno negativo sarà un anno prima di una data importante scelta quale anno zero, quale principio (l'anno della nascita di Cristo nel calendario più usato; quella della fuga di Maometto nel calendario musulmano; quello leggendario della crea­zione del mondo nel calendario ebraico; quello della presa della Bastiglia nel calendario della Rivoluzione francese, e così via).

Ancora più noti, purtroppo, sono quei numeri nega­tivi che si chiamano... i debiti. Se io ho un credito di 10 mila lire, e un debito di 5 mila, il mio bilancio è « in at­tivo » di 5 mila lire, e cioè positivo; se le cose stanno al contrario, il mio bilancio è « in passivo » di 5 mila lire, è cioè negativo. Invece di dire: 5 mila lire di debito, io posso benissimo allora scrivere: - 5.000 lire.

 

Quando, in qualche equazione, come nell'esempio che poco fa abbiamo dato, i vecchi algebristi indiani e arabi, compreso al-Khuwarizmi, trovavano come soluzione un numero negativo, non si spaventavano, lo interpretavano come un « debito » (la loro aritmetica e la loro algebra avevano di mira soprattutto il commercio, cioè i problemi con l'incognita « denaro »). Tuttavia, non osavano consi­derare i debiti come numeri qualunque, fare cioè su di essi, con l'aggiunta di qualche opportuna regola, le ope­razioni ordinarie di addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione. Il punto difficile fu proprio questo: ampliare l'idea di numero, aggiungendo ai numeri positivi quelli negativi. Tanto ripugnava una simile idea alle loro menti, che i matematici prima furono costretti a farlo pratica­mente, e solo parecchio tempo dopo capirono che non vi era ragione di non considerare numeri anche i debiti:

dapprincipio li considerarono come « numeri assurdi » (numeri absurdi, nel latino del tedesco Stifel, matematico vissuto attorno al 1520), che non si potevano capire, an­che se con essi bisognava fare certi calcoli.

 

 

Come si fanno i calcoli con i « numeri absurdi », cioè con i numeri negativi

 

Questo nostro racconto vuole essere una storia sol­tanto di alcune idee della matematica. Non si vogliono perciò spiegare in modo sistematico le cose che si impara­no a scuola dai maestri e dai professori, oppure da soli, quando si è più grandi, sui libri di vero e proprio studio.

Non saranno perciò spiegate in modo rigoroso le regole per i calcoli con i numeri negativi: si cercherà di dare sol­tanto una idea di questa conquista dell'ingegno umano, che non fu facile, così come tutte le conquiste non so­no mai state facili. ….

Cosa vuoi dire moltiplicare un numero positivo per un numero negativo, per esempio 7 per (-2)? Facciamo il caso concreto dei debiti, e lo comprenderemo facilmente. Se ho due debiti di sette lire [in simboli: 2 (-7)] oppure sette debiti di due lire [in simboli: 7 (-2)] io ho in to­tale un debito di 14 lire; se ho poi anche 14 lire positive, cioè 14 lire in tasca, allora, pagato il debito, mi ritrovo pulito, alla pari, a zero. Perciò: 7 (-2) = 2 (-7) =-14, che è l'opposto di 14. L'idea da capire è l'idea, sem­plice e difficile insieme, che negativo e positivo sono tra loro opposti. Se si tratta di denaro, è chiaro (come sì è detto un momento fa), che un credito di 1.000  è l'oppo­sto di un debito di 1.000 lire, perché il debito annulla il credito uguale e contrario: in simboli: + 1.00 + (-1.000) = 0. Se si tratta di altezze e profondità, cioè di salite e discese , è chiaro che una salita di 100 m. di disli­vello annulla una discesa di. 100 m. di dislivello; se prima salgo di cento metri, poi scendo di cento metri, o viceversa, mi ritrovo al livello di partenza, al « via », allo « zero », e così se faccio due vasche di piscina a nuoto, 25 metri in avanti e 25 indietro, sono ancora alla linea zero, alla linea di partenza: 25 + (-25) = 0. « Ma io ho percorso cinquanta metri! » D'accordo: però venti-cinque in avanti (positivi), venticinque all'indietro (nega­tivi), cosicché, alla fine, non mi trovo a cinquanta metri dalla partenza, ma a metri ... zero dal « via ».

Ora, date in ogni caso al segno -, premesso (cioè messo davanti a qualche cosa) il significato di « il contra­rio », o meglio « l'opposto » di quella cosa: ciò che, uni­to alla cosa data, la compensa, la annulla. Allora, debito = - credito (opposto di credito), ma anche credito = - debito, e allora anche: credito = - (- credito), cioè l'opposto dell'opposto di un credito è un credito: se io ho l'opposto di un debito di 1.000 lire vuoi dire che ho un credito di 1.000 lire, e perciò:

- (-1.000) = + 1.000.

 

L'opposto di salire è scendere, che è a sua volta l'opposto di salire: l'opposto dell'opposto di salire è an­cora ... salire, perché è l'opposto di scendere (che è, ap­punto, l'opposto di salire). Se si è capito questo, è quasi inutile imparare a memoria le regole dei segni, perché si ricostruiscono ragionando. Abbiamo già visto che meno per più è uguale a meno; vediamolo ancora con l'idea ora esposta.

 Innanzitutto, - 3 moltiplicato per 4 sarà l’opposto di 3 x 4 [(-3) x 4 = - (3 x 4)], e allora dovrà essere - 12, giacché 3 x 4 = 12, e -12 è l'opposto di 12.  Vediamo la regola più difficile: meno per meno è uguale a più. (-3) x (-4) = -[3 x(-4)] vorrà dire l'opposto di 3 (-4); ma già sappiamo che 3 x (-4) è -12, e l’opp6sto di -12 è + 12 [perché, ap­punto, - (-12.) = opposto dell'opposto di 12 = 12].

Non avete capito? e allora serve poco imparare la regoletta: « meno per più e più per meno fanno meno, più per più e meno per meno fanno più » (e regola analoga per la divisione); o ve la scorderete, o la applicherete mecca­nicamente, senza rendervi conto di quello che fate, come apprendisti stregoni in possesso di una formula magica che sfugge alla loro mente. Morale: in nessun caso è im­portante sapere le regole a memoria? Proprio così; e in ogni caso ciò che conta è invece capire l'idea che è alla base della regola.

Andiamo avanti, comunque: ci seguano quelli che sono l'opposto dell'opposto di intelligenti. Quelli che sono un poco l’opposto dell’opposto dell’opposto di intel­ligenti sono invece consigliati di andare all'opposto dell'avanti per rifletterci all'opposto nell'appendice n. 13

 

     Tratto da Lucio Lombardo Radice ‘La matematica da Pitagora a Newton’ Editori Riuniti pag. 59-62