Da Francesco Speranza- Alba Rossi dell’Acqua: Il
linguaggio della matematica
Uno sguardo ai
numeri naturali
Una delle prime attività matematiche consiste nel «contare» gli
elementi di un dato insieme: è un'esperienza che tutti fanno da bambini ed è
ovviamente impossibile, a tale livello di età, cogliere i concetti che vi sono
impliciti. Secondo molti psicologi, un bambino pensa dapprima a un numero
naturale, ad esempio «quattro», come a una proprietà di particolari collezioni
(insiemi) di oggetti: l'insieme delle ruote di un'utilitaria, quello delle
gambe di un dato tavolo, ...; gradualmente, dopo che egli ha appreso la parola
«quattro» e infine il simbolo «4», il concetto «numero 4» finisce per assumere
nella sua mente un significato astratto. Ma anche questo processo avviene
quando si è ancora troppo giovani per esserne consapevoli, per apprezzarlo, per
coglierne i concetti di base.
Quando sono dati due insiemi, possiamo chiederci se «hanno lo stesso numero
di elementi», senza contarli? La risposta è si quando si può stabilire fra essi
una biezione: più precisamente, si dice che un qualsiasi insieme che si può
porre in corrispondenza biunivoca con quelli della figura ha 4 elementi.
Qui il numero 4 compare nel suo aspetto cardinale.
Quando, invece, contiamo gli elementi di un insieme che ha quattro
oggetti, non facciamo altro che far corrispondere a uno di essi 1, a un altro
2, a un altro ancora 3 e, infine, all'ultimo rimasto 4: qui il numero 4 appare
nel suo aspetto ordinale.
Anche solo da quanto ora detto si può capire la difficoltà di
rispondere alla domanda «Che cos 'è un numero naturale?»; a questo proposito il
filosofo Bertrand Russelì sottolinea che «devono essere state necessarie molte
epoche storiche per scoprire che una coppia di fagiani e un paio di giorni
erano entrambi espressioni del numero 2... Anche la scoperta che 1 è un numero
dev'essere stata difficile. Quanto allo zero, è una recente conquista; Greci e
Romani non avevano una simile cifra».
La definizione di numero naturale è un argomento abbastanza delicato, e
perciò non intendiamo condizionare lo sviluppo del libro a una trattazione approfondita. Ci
limitiamo a richiamare le principali proprietà dell'insieme N soffermandoci in
particolare su alcune di esse. I
numeri naturali hanno interessato gli uomini fin dalle epoche più antiche. È
stato rinvenuto un osso che risale a circa 30000 anni fa, nel quale sono
segnate tacche raggruppate a 5 a 5.
Sembra che gli esseri umani pensassero ai numeri come a schemi di
punti.
Esemplari di disegni o pitture rinvenuti sulle pareti interne di
caverne abitate da nostri lontani antenati intorno al 15000 a.C. e le nostre
conoscenze sulle tribù primitive mostrano uno stretto legame fra il livello artistico raggiunto e il
possesso di certe conoscenze aritmetiche. Abbiamo oggi elementi per individuare
il grado di conoscenza relativo ai numeri naturali raggiunto in antichissime
civiltà, ad esempio dagli Indiani e dai cinesi. Già intorno al 5000 a.C.,
nell'ultimo periodo dell'Età della Pietra, vi erano civiltà in cui, per
rispondere soprattutto ad esigenze di carattere pratico, si usavano per
scrivere i numeri naturali metodi che rivelano una conoscenza circa i numeri e
le operazioni sugli stessi. Il papiro
Rhind, documenta il livello raggiunto dagli Egiziani: nell'introduzione si
parla di «un esame di tutto ciò che esiste, una conoscenza di tutti i segreti»,
anche se poi si tratta sostanzialmente di un testo di aritmetica in cui si
affrontano problemi di eredità, di distribuzione di salari, di vettovagliamento
per i combattenti, calcolo di aree, ecc.
I Babilonesi, che coltivarono con estremo interesse l'astrologia e
l’astronomia, raggiunsero nell'aritmetica livelli paragonabili a quelli a cui
l’Europa
occidentale pervenne solo qualche secolo fa. Per scopi scientifici essi
scrivevano i numeri con una notazione posizionale in base sessanta. Anche nel
mondo greco i numeri naturali affascinarono i pensatori, tanto che spesso si
attribuirono a essi significati che vanno oltre la Matematica. Pitagora,
confrontando le lunghezze delle corde che producono certe note, trovò certi
rapporti, arrivando così a vedere nell'Aritmetica l’essenza dell’armonia
musicale; anzi, per i Pitagorici i numeri erano l'essenza di tutte le cose.
Con i matematici successivi lo studio dei numeri passò a una fase più
scientifica: nell'opera di Euclide troviamo una sistemazione della Geometria e
dell'Aritmetica
con intenti di rigore.
È curioso osservare che 1, e ancor più 0, non furono considerati per
lungo tempo, come numeri (in quanto non esprimono una «pluralità» di oggetti:
fu necessario un certo ardimento mentale per unificare l’idea di «nessun
oggetto», quella di «un solo oggetto» e quella di «alcuni oggetti»). Il ruolo particolare
del numero 1 si ritrova ancora nelle lingue moderne, che in molte occasioni
distinguono ancora il «singolare» dal «plurale». Si potrebbe in molti casi fare a meno di questa
distinzione come è comprovato dalla lingua inglese, nella quale per gli
articoli, gli aggettivi e spesso anche per i verbi non c'è distinzione fra
singolare e plurale:
Italiano Il cane nero correva I cani neri correvano
Inglese The black dog ran The black dogs ran.
Gli Arabi, la cui civiltà raggiunse un alto livello
fra l'800 e il 1200 avevano tradotto le opere dei pensatori greci e utilizzato
i risultati raggiunti presso altri popoli, come gli Indiani. Attraverso gli
Arabi nell'ultima
fase del Medioevo, la civiltà occidentale conobbe le conquiste in campo
scientifico di altre civiltà. Anche questa fu una tappa di quel rinascimento
intellettuale che continua tuttora. Gli Arabi introdussero nell'Occidente la numerazione
posizionale, inventata dagli Indiani, che permette di scrivere facilmente
numeri comunque grandi. Pur essendo solamente un «cambiamento di linguaggio»
(cioè del modo di scrivere i numeri), si trattò d'un progresso di grande
importanza per i successivi sviluppi scientifici (con metodi più rudimentali,
come la numerazione romana, non si potrebbero dominare i numeri molto grandi e
molto piccoli di cui le scienze e la tecnica hanno bisogno).
L'importanza
che nel corso della storia è stata data ai numeri naturali, quasi che questi
fossero dotati di una particolare magia, è provata dalle teorie, più o meno in
accordo con l'esperienza, che cercano di spiegare fenomeni naturali attraverso
tali numeri. Come certo sapete, un suono è prodotto da vibrazioni meccaniche e
la sua frequenza è il numero ditali vibrazioni in un secondo. Ebbene, i
Pitagorici costruirono scale musicali la cui armonia era dovuta, secondo il
loro parere, al fatto che nella scala le frequenze di un suono e del suo
successivo stavano fra loro in rapporti esprimibili in numeri naturali (2 a 1,
3 a 2, 4 a 3,...). Da qui l'idea dei Pitagorici che la Terra e altri corpi
celesti (i pianeti), ruotassero intorno a un fuoco centrale, generando suoni in
armonia, perchè con frequenze corrispondenti a quelle di una scala musicale:
per tale ragione i Pitagorici, a questo proposito, parlavano di «armonia delle
sfere celesti».
Anche
la teoria di Bode) è un tentativo di esprimere, in base alle conoscenze
astronomiche del tempo, il sistema planetario solare in termini di numeri
naturali. Bode considera la sequenza
0 3 6
12 24 48 96
e quella che si ottiene da questa
addizionando 4 a ogni suo termine:
4 7
10 16 28 52 100.
I
numeri che appaiono in quest'ultima, con la sola eccezione di 28, esprimono le
distanze dal Sole rispettivamente di Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove,
Saturno (l'unità di lunghezza è quindi un quarto della distanza Sole-Mercurio).
Più tardi furono scoperti corpi celesti, relativamente piccoli, forse prodotti
dall'esplosione di un pianeta la cui distanza dal Sole avrebbe appunto potuto
corrispondere a 28.
D'altra parte anche oggi le
teorie sulla struttura della materia si allacciano strettamente ai numeri
naturali (il numero degli elettroni in un atomo è un numero naturale, cioè, ad
esempio, non vi possono essere in un atomo 3 elettroni e mezzo). La massa atomica
che si attribuisce a un elemento chimico (questo concetto risale al secolo XIX)
è solitamente un numero non intero. Più recentemente si è scoperto che ciò è
conseguenza del fatto che quello che in Chimica si intende per elemento è di
solito un miscuglio di isotopi di massa atomica intera, diversa l’una
dall’altra, che però hanno le stesse proprietà chimiche: la struttura d’un
atomo è determinata da numeri naturali.