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L'8 gennaio 1918 Wilson, allora presidente degli Stati Uniti, aveva annunciato al Congresso 14 punti sui quali si sarebbe dovuto ricostruire il mondo, ed in particolare l'Europa, una volta terminato il conflitto bellico.

Il piano di Wilson aveva suscitato grandi entusiasmi fra gli intellettuali democratici ed i socialisti moderati che in lui vedevano il rappresentante del capitalismo democratico e non imperialistico: un presidente giovane e dinamico, assai diverso dagli uomini politici autoritari che mantenevano i regimi europei.

Wilson auspicava la pace perenne, la fine dei contrasti interimperialistici  a favore di intese internazionali.

In realtà il piano di Wilson si basava ancora una volta sulla "politica della porta aperta", cioè la possibilità di liberi commerci mondiali che avrebbero  favorito la già fiorente economia americana a scapito di quella dei paesi che ancora non avevano raggiunto il grado di industrializzazione degli  Stati Uniti.

Il punto di vista di Wilson fu pesantemente osteggiato dai circoli imperialistici europei, decisi ad allargare il loro dominio, ma anche dalle ali rivoluzionarie del socialismo che consideravano la "riforma democratica del capitalismo"  pura utopia.

I 14 punti di Wilson furono solo parzialmente considerati durante la stesura dei trattati di pace dopo la fine del primo conflitto mondiale.

 

 

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oppure leggi:  Gian Marco Bellini - L'applicazione del diritto bellico nella guerra del Golfo

 Francesco Risolo -  La guerra del Golfo nel dibattito parlamentare e nell'opinione pubblica

Lezioni di storia a cura di bruna.bassi@libero.it

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