PREFAZIONE
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La seconda guerra mondiale, come il piu’ devastante dei cicloni, era passato sull’Europa e non solo, lasciando cio’ che normalmente le guerre lasciano dietro di loro: distruzione e morte. A titolo di esempio, speriamo sufficientemente significativo, vediamo cosa la II guerra mondiale lascio’ in Italia. Fu il ministro per l’assistenza post-bellica, Luigi Gasparotto che elencò al governo le seguenti cifre: 1.900.000 vani distrutti 5.000.000 danneggiati, danni di guerra per miliardi, quasi inesistenti i grandi servizi pubblici, distruzione di 2.968 ponti, distruzione del 60% dei carri merci, 40% delle aule scolastiche distrutte, 80% dei treni viaggiatori distrutti, da 3.500.000 a 400.000 tonnellate la riduzione della flotta mercantile, semidistrutto il patrimonio zootecnico, semiparalizzata l’agricoltura, approvvigionamento materie prime per l’industria ridotto al 45% ecc. Particolarmente gravi per l’economia risultavano infine l’inflazione selvaggia ed il pesante deficit della bilancia dei pagamenti. Di fronte a questa situazione il primo compito che tutte le forze politiche italiane si erano poste, era stato quello della ricostruzione. L’apporto economico dell’Italia al conflitto dopo il 1943 fu valutato in 5.543.900.000 di lire; i danni, sempre dopo il settembre 1943, in 13.462.200.000 lire. Nonostante le forti pressioni americane e le argomentazioni italiane, il trattato di pace finale impose all’Italia i seguenti pagamenti: 5.000.000 di $ all’Albania 25.000.000 di $ all’Etiopia 100.000.000 di $ alla Russia 105.000.000 di $ alla Grecia 125.000.000 di $ alla Yugoslavia L’Unione Sovietica fu autorizzata a prendere possesso dei beni italiani in Ungheria, Bulgaria e Romania, come parte del pagamento anche se l’Italia li avrebbe ugualmente persi per effetto della politica di nazionalizzazione seguita nel dopoguerra nei paesi dell’Est europeo. In effetti furono gli Stati Uniti a pagare i risarcimenti italiani attraverso i prestiti, le sovvenzioni ed i donativi offerti all’Italia. La richiesta italiana di riparazione da parte della Germania fu respinta. La situazione economica interna era drammatica anche per le conseguenze dell’inflazione che aveva annullato qualsiasi forma di risparmio. Nella tabella che segue vengono riportati alcuni dati relativi alla variazione dell’indice del costo della vita dal 1938 al 1948 ( 1938=100):
Se questa era la situazione italiana, non diversa si presentava la scena in qualunque paese europeo. In molti speravano che la ricostruzione dell'Europa occidentale potesse sfociare in un accordo per la creazione di uno stato europeo unificato: il progetto perse forza però con l'inizio della Guerra Fredda. Due statisti francesi, Jean Monnet e Robert Schuman, erano tuttavia convinti che Francia e Germania avrebbero potuto superare il loro atavico antagonismo di fronte alla prospettiva di ricevere aiuti economici. Anche Churchill, sentì la necessità di creare qualcosa che somigliasse agli Stati Uniti d’America ma, come vedremo, fu proprio l’Inghilterra che non volle far parte del primo embrione di “Eurolandia” ed ancora oggi l’Inghilterra, pur essendo di fatto partner
importante, non accetta cio’ che buona parte dei fondatori della U.E. ha oramai in atto: la moneta unica. |