LA CECA
|
La CECA nasce su proposta dello statista francese R. Schuman nel maggio del 1950. Con il trattato siglato a Parigi nel febbraio del 1951 gli aderenti (Francia, Italia, Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo) si prefissero lo scopo di creare un mercato unico del carbone e dell’acciaio con il risultato di abbattere in una prima fase le barriere doganali al fine di consentire la libera circolazione tra gli Stati membri, delle merci oggetto del trattato ed, in un secondo momento, evitare che merci cosi’ importanti per l’industria bellica fossero monopolio di un solo Stato. Il trattato entrerà in vigore nel luglio 1952. Ma dopo alcuni anni, i sei paesi avvertirono l’esigenza di allargare gli accordi ad altri prodotti e non solo al carbone e all’acciaio. Tra il 1955 ed il 1956 un comitato presieduto dal belga H. Spaak ebbe il compito di elaborare un progetto di un mercato comune tra i sei paesi membri della CECA. Diversi furono i settori in cui i sei cercarono collaborazione; il primo oggetto di cooperazione fu l’energia atomica. Il 25 marzo 1957 con il trattato di Roma, i fondatori della CECA diedero vita alla CEE ed all’EURATOM. Fu questo il vero grande passo verso quella che sarebbe stata, molti anni dopo, l’U.E. Fu infatti con il trattato di Roma che l’Assemblea parlamentare in rappresentanza dei paesi membri, divenne Parlamento europeo rafforzando in maniera decisa il suo ruolo consultivo. Con questo atto, i delegati al Parlamento europeo diventarono 142, in rappresentanza dei rispettivi Parlamenti nazionali. Anche se significativa, si trattava tuttavia di una cooperazione di tipo commerciale, anche se iniziava a germogliare un sempre più ampio desiderio di cooperazione politica. La strada tracciata dai sei paesi “esploratori” sembrava essere quella giusta ed altri Paesi chiesero di entrare a far parte di questo embrione di comunità. Nel 1961 Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca presentarono domanda di ammissione. E’ alquanto curioso come la Gran Bretagna, che con Churchill, dopo la fine dell’ultimo conflitto aveva auspicato la nascita degli Stati Uniti d’Europa, di fatto non appaia tra i fondatori. L’analisi è complessa ed articolata ed occorre rifarsi a quelle che erano le due tendenze maggiormente in auge in quel periodo: federazione o confederazione. Come sappiamo il progetto di una confederazione di Stati è stata da tempo abbandonata per lasciare spazio all'Unione Europea. La fine della CECA Come abbiamo già visto la “dichiarazione di Schuman” del 9 maggio 1952 si era proposta di creare una organizzazione sovranazionale che sovraintendesse alla produzione franco-tedesca del carbone e dell’acciaio. Detta organizzazione, la CECA, doveva essere aperta all’adesione di altri Paesi, cosa che puntualmente avvenne. Il trattato CECA si è configurato per cinquanta anni come vera e propria base giuridica delle attivita' di ricerca e di sviluppo tecnologico, limitatamente al carbone ed all’acciaio. La firma, si ricorda, è avvenuta in un momento di pesante crisi del settore: quello appena successivo alla fine della seconda guerra mondiale. La CECA ha limitato la temuta recessione di quegli anni, ha sostenuto il mercato ed ha inciso positivamente anche sulla crisi del degli anni 70-80, attraverso un programma di ristrutturazioni e di riconversioni industriali. Questo trattato prevedeva l’organizzazione dei sistemi di produzione e distribuzione, nel rispetto dei dovuti spazi di autonomia gestionale. Oltre al più che positivo bilancio della sua attività istituzionale, la CECA ha anche il merito di aver sollecitato ed in un certo senso aperto la strada ad altre forme di collaborazione economica fra i paesi dell’U.E. La sua validità è cessata il 23 luglio 2002 ed i settori del carbone e dell’acciaio sono passati sotto il regime di diritto comune del trattato che istituisce la Comunità europea, compresa ovviamente la ricerca settoriale. |