IL PARLAMENTO EUROPEO
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I l 1979 è un anno molto importante, in quanto tra il 7 ed il 10 giugno si svolgono nei Paesi della Comunità, le prime elezioni dirette a suffragio universale per il Parlamento Europeo, che si sarebbe riunito nel luglio successivo nella sede provvisoria di Strasburgo in attesa della scelta della sede definitiva.L’accordo per molti versi storico viene firmato a Roma (Sede: palazzo Barberini) sotto la presidenza dell’On. Aldo Moro nel dicembre 1975 e tra l’altro stabilisce il numero dei rappresentanti di ogni singolo Stato membro. Dei 410 rappresentanti 81 saranno eletti per Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania Federale; 15 per l’Irlanda, 16 per la Danimarca, 24 per il Belgio; 25 per l’Olanda e 6 per il Lussemburgo. Niente è più definitivo del provvisorio in quanto dopo oltre venti anni Strasburgo è ancora sede provvisoria. Il 1981 segna un’ulteriore allargamento della Comunità con l’ingresso della Grecia. Le votazioni si svolgono il 18 Ottobre 1981: vengono eletti 24 deputati che portano il numero dei rappresentanti a 434; salirà a 518 con le elezioni spagnole e portoghesi del 1986 attraverso le quali la Spagna eleggerà 60 parlamentari europei e il Portogallo 24. La Comunità ha ormai una sua fisionomia: i sei Paesi fondatori sono raddoppiati, ma sono raddoppiati anche i problemi. Le due anime che hanno sempre caratterizzato la Comunità, negli anni ottanta, sono incarnate dal presidente della Comunità stessa, il francese Jacques Delors (europeista convinto e presidente dal 1985 al 1995) e l’euroscettica “lady di ferro” Margaret Thatcher. La Gran Bretagna infatti, sarà il solo Paese non in sintonia con il resto dei governi che saliranno al potere un po’ ovunque in Europa. In Francia Mitterand, in Germania Kohl, in Spagna Filippe Gonzales in Italia Craxi, continueranno nell’intento di creare anche quella unità politica auspicata da circa trenta anni. Il mai domo federalista italiano Altiero Spinelli (fautore del manifesto di Ventotene), continuando la sua opera in seno al parlamento europeo, lavorerà al fine di produrre un progetto che fosse in grado di istituire “l’Unione Europea”. In quel momento sembrava che l’Atto Unico fosse la soluzione di tutti i problemi, ma come lo stesso Spinelli e molti altri federalisti convinti affermeranno, con questo Atto Unico “la montagna ha partorito un topolino”. Anche se di notevole importanza, nel processo di maturazione dell’unificazione europea, la spinta riformista sembrava incidere più sul versante economico-finanziario che politico. L’Atto Unico, siglato nel febbraio del 1986 ed entrato in vigore il 1° gennaio 1987, è stato il risultato di conferenze tra membri di vari governi. L’intento degli estensori era quello di riformare il Trattato di Roma del 1952 con lo scopo di abbattere entro il 1992 le frontiere commerciali e professionali nella Comunità Europea rendendo più snelle le procedure decisionali all’interno della Comunità stessa. Fino a quel momento infatti tutte le decisioni venivano prese dal Consiglio dei Ministri all’unanimità, pertanto, ogni singolo Ministro poteva rallentare la decisione non in sintonia con quanto desiderato dal Paese di appartenenza. La possibilità di prendere decisioni, anche a maggioranza, accelerava quindi i processi decisionali. Inoltre venivano ampliati i poteri del Parlamento europeo: venne istituito un Tribunale di primo grado con lo scopo di regolare controversie tra normativa comunitaria ed individui della comunità stessa. Vennero inoltre concordate politiche comuni in materia di tutela ambientale, assistenza sanitaria, politica fiscale ecc. Il crollo del Muro di Berlino, con il conseguente crollo dei regimi comunisti, aveva spostato l’asse della Comunità Europea anche verso est. Nel febbraio del 1991 Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia (che da li a poco un referendum separerà in due Stati sovrani), firmarono un accordo di cooperazione con la CEE; l’anno successivo l’Albania, libera da “impegni comunisti” partecipò alla Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE).
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