IL TRATTATO DI MAASTRICHT
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Maastricht è il luogo che ha visto la firma del trattato che sancisce l’UNIONE EUROPEA. Siamo alla fine del 1991, il 9 e il 10 dicembre. In quei giorni i dodici capi di governo della C.E. , definirono i punti cardine del trattato che genera l’Unione Europea. Il trattato è stato siglato il 6 febbraio 1992, ma prima di entrare in vigore in tutta la sua ufficialità, necessitava della ratifica di ogni singolo Stato membro. Tra le varie proposte, alcune suscitarono non poche perplessità se non addirittura seri conflitti di natura politico-economica tra gli Stati membri. La proposta di politiche monetarie comuni, la creazione di una banca centrale europea entro il 1999, resero la Gran Bretagna riluttante agli accordi di Maastricht. Ad essa si aggiunse la Danimarca che, non volendo rinunciare al controllo delle proprie politiche nazionali monetarie, rallentò i più ambiziosi programmi del trattato. Il trattato di Maastricht fissava, tra l’altro, anche i parametri economici che ogni singolo Stato doveva raggiungere per poter adottare la nuova moneta unica. In altre parole venivano fissati dei criteri utili a misurare la reale economia di ogni singolo paese. Con il vertice di Amsterdam tenutosi nel giugno del 1997, i 15 capi di Stato dell’U.E. si impegnarono, firmando il patto di stabilità, a raggiungere gli obiettivi imposti dal trattato attraverso i quali si sarebbe potuta realizzare l’integrazione monetaria europea (gli italiani ricorderanno questi obiettivi come “i parametri di Maastricht”). La data per l’integrazione monetaria fu confermata per il 1° gennaio 1999, giorno che avrebbe visto la partenza dell’Euro come moneta unica europea. I principali indicatori per i quali erano stati fissati i limiti da non superare erano: tasso d’inflazione, tassi di interesse, deficit del bilancio statale, debito pubblico. Fu il vertice di Madrid del 1995 che decise il nome della nuova moneta unica degli Stati dell’Unione Europea: EURO. Com’ è noto infatti, fin dal 1979, la Cee si era dotata di una moneta unica di riferimento, l’ECU, più nota al popolo europeo col nome di “scudo” per la somiglianza con “l’écu” moneta circolante ai tempi dell’impero di Carlo Magno. L’ECU resterà sempre una moneta astratta, cioè mai circolante sotto forma di banconote, ma il suo uso è stato intenso per tutte le transazioni economiche internazionali negli anni dal ’91 al ’99. L’inizio del terzo millennio, secondo il trattato di Maastricht avrebbe visto quindi la nascita di un “nuovo Stato” che dopo circa mezzo secolo dalla sua ipotesi di esistenza avrebbe avuto: una moneta unica, una comune politica estera e di difesa, oltre ad un parlamento eletto dal suo popolo a suffragio universale. Un nuovo Stato con un territorio di 2.300.000 Kmq ed una popolazione di 340.000.000 di abitanti, un potenziale economico di gran lunga superiore a quello degli Stati Uniti d’America, un’insieme di popoli da sempre in conflitto superava antiche divisioni prima con unioni o collaborazioni commerciali per finire all’alba del terzo millennio con l’Unione Politica e territoriale. Gli aspetti di carattere economico-commerciali sono quelli che creano meno conflitti e quindi i primi a recepire la normativa comunitaria; quelli che riguardano le persone ed i loro diritti sono invece gli aspetti che creano maggiori controversie. Con il trattato di Schengel, siglato appunto a Schengel (Lussemburgo) nel 1985 tra alcuni paesi della Comunità (Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo) a cui in un secondo tempo hanno anche aderito Austria, Italia Grecia, Portogallo e Spagna, sono state stabilite un’insieme di norme che hanno abolito i controlli alle frontiere all’interno della comunità consentendo la libera circolazione di persone e merci. Sistemi di sicurezza interna hanno sempre procrastinato l’entrata in vigore del trattato e dopo dieci anni, nel 1996 le frontiere erano state abolite solo tra Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Spagna e Portogallo. L’Italia si è adeguata al trattato solo verso la fine del 1997, data in cui anche gli italiani hanno potuto viaggiare all’interno della comunità senza controlli personali o dei bagagli. L’unità economica e politica quindi è ormai un dato di fatto, anche se restano ancora alcuni passi da fare. Non si parla ancora con un’unica voce in politica estera, non sono ancora maturi i tempi per una comune politica difensiva, tuttavia è stata approvata la creazione dell’Europol a cui è stato affidato il compito di organizzare l’ufficio europeo di polizia per lo scambio, a livello comunitario, di informazioni in materia di traffico degli stupefacenti. Il percorso verso l’Unione europea non è stato privo di ostacoli che a volte sono apparsi quasi insormontabili. Il conflitto nei balcani, la tempesta monetaria che nel 1992 ha sconvolto l’Europa facendo uscire l’Italia dallo SME, il referendum in Danimarca che negava l’accesso dei danesi al trattato di Maastricht ed altri grandi e piccoli intralci, hanno favorito gli euroscettici dei vari paesi che, se non hanno impedito la nascita dell’Unione, sicuramente ne hanno rallentato la sua realizzazione. La determinazione dei tanti statisti che si sono avvicendati alla guida dei rispettivi paesi, ha tuttavia permesso l’unione di Stati non attraverso conflitti bellici o politiche matrimoniali, ma, per la prima volta, attraverso trattati e accordi economici. Tutti auspichiamo che essi facilitino la vita economica, civile, culturale, politica di milioni e milioni di cittadini europei. Con questa unione infatti i cittadini dell’Europa dei 15, hanno acquistato la doppia cittadinanza: europea e dello Stato di appartenenza. Molti altri Stati, dell’est europeo e del bacino del Mediterraneo, premono per entrare a far parte di questa nuova Unione. Questo conferma quanto avessero ragione nei decenni passati i vari fautori del federalismo europeo da Spinelli a Monnet da Kohl a Mitterand da Prodi a Schuman. Un rafforzamento della “federazione” consoliderebbe il suo prestigio e la sua forza in tanti settori della vita civile non solo sul suo territorio, ma a livello mondiale. Tra i tanti Stati in attesa di entrare a far parte dell’Unione hanno avviato trattative con l’Unione Europea: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Cipro. Altre, quali Slovenia, Malta, Turchia, Romania, Albania, restano per il momento in lista di attesa. I Paesi dell’Euro Dal 1° gennaio 2002 in 12 stati europei non circolano più le monete nazionali, sostituite dall’euro. Addio a lire, marchi, dracme, franchi ecc. Finalmente si può partire per Parigi, Monaco, Bruxelles, Amsterdam, Atene, senza passare prima in banca a prendere “valuta straniera”, così come francesi, tedeschi, olandesi ecc. non andranno a prelevare le lire prima di visitare Venezia, Roma, Firenze. I 12 Stati membri dell’Unione europea che hanno adottato la moneta unica sono:
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