L'avvento del nazismo

L'EDUCAZIONE DEI GIOVANI

Ancora brani farneticanti circa quella che dovrà essere l’educazione impartita ai piccoli tedeschi i quali dovranno essere allevati nella consapevolezza che lo Stato ha la priorità su qualsiasi altra cosa. Chi ama la sua Nazione potrà soltanto dimostrare il suo amore con la rinuncia. L’appartenenza alla pura razza ariana va inculcata nelle menti fin dalla più tenera età.  

Anche nella cultura lo Stato nazionale deve riconoscere un mezzo per incrementare l'orgoglio nazionale.  Non solo la storia mondiale ma anche la storia della civiltà deve essere insegnata sotto questo aspetto.

Un inventore deve sembrare di valore non soltanto come inventore ma, ancora di più, come componente della nazione.  L'entusiasmo per ogni grande atto deve rivolgersi in orgoglio del fatto che l'autore appartiene al nostro popolo.  Ma dai tanti grandi nomi della storia tedesca si debbono scegliere i massimi per inculcarli tanto nell'animo dei giovani, che diventino i sostegni di un fermissimo sentimento nazionale.

L'argomento d'insegnamento deve essere svolto sistematicamente prendendo come fondamenti questi principi, l'educazione deve essere formata in modo che il giovane, finita la scuola non sia un mediocre pacifista, un democratico o qualcosa di simile ma un vero tedesco.  Finché questo sentimento nazionale sia sincero subito e non sia solo formale, deve essere inculcata nelle menti dei giovani ancora in formazione, una dura norma di base: chi ama la sua nazione può soltanto dimostrare il suo amore con rinuncia.  Un sentimento nazionale che tenda solo al profitto non sussiste. E non esiste un nazionalismo che comprenda soltanto delle classi.  L'urlare: evviva! non prova niente e non concede l'appellativo di nazionale, se dietro quel grido non c'è la solerte cura della conservazione di una fiorente nazione.

C'è ragione di essere orgogliosi del proprio popolo soltanto nel momento in cui non ci si deve vergognare di nessuna classe sociale.  Ma una nazione di cui metà è misera, mal ridotta, o completamente estenuata, dà un quadro talmente cattivo che nessuno può esserne orgoglioso.  Solo se una nazione è completamente sana, nel corpo e  nell'anima, ciascuno può essere contento di farne parte, e questa gioia può elevarsi a quel sentimento che noi chiamiamo orgoglio nazionale.  E questo alto sentimento sarà sentito solo da chi conosce il valore della propria nazione.

Già nell'animo dei giovani bisogna imprimere la cognizione del profondo legame del nazionalismo col sentimento della giustizia sociale  così si formerà un giorno un popolo di cittadini affiatati e fortificati da un amore e una fierezza comune, incrollabile e inamovibile in eterno. Il timore che la nostra epoca ha del nazionalismo fanatico  indice della sua debolezza.  Poiché gli manca, anzi non apprezza ogni superlativa forza, esso non può essere scelto dalla sorte a grandi opere.  Poiché le maggiori rivoluzioni scoppiate sulla Terra non sarebbero state concepibili se avessero avuto per impulsi non passioni sfrenate, isteriche, ma i valori borghesi della calma e della disciplina.  Ma il mondo va certamente incontro  ad un grande cambiamento.  E solo ci si può domandare se avrà per effetto la salvezza degli arii, o la diffusione del giudaismo, dell'ebreo errante.

 Lo Stato nazionale, dovrà preoccuparsi di formare, per mezzo di un’adatta educazione della gioventù, una generazione pronta alle eccelse e massime decisioni che allora saranno prese nel nostro mondo.  Vincerà quel popolo che per primo percorrerà questa via.

La totale opera d'istruzione e d'educazione dello Stato nazionale deve trovare il suo culmine nell'inculcare nel cuore e nella mente della gioventù a lui consegnata, il significato e il sentimento di razza, adeguato all'istinto e al raziocinio.  Nessun fanciullo, nessuna fanciulla, deve abbandonare la scuola senza conoscere perfettamente l'essenza e la necessità della incontaminazione del sangue.

Con questo sono definite le condizioni preliminari di un fondamento razzista della nostra nazione, e ulteriormente, data la sicurezza della premessa di un successivo sviluppo scientifico culturale.  Poiché, in fondo, ogni educazione del corpo e dello spirito non avrebbe pregio se non giovasse a un individuo deciso e pronto a conservare se stesso e le sue tipiche qualità.  Diversamente sopraggiungerebbe quello che noi tedeschi dobbiamo già lamentare, senza forse aver capito completamente l'estensione di questa dolorosa sfortuna: avverrebbe che noi rimarremmo in futuro solo concime da cultura: non solo dal punto di vista della mediocrità della nostra attuale mentalità borghese, che in un componente della razza perduto riconosce esclusivamente un cittadino perduto, ma dal punto di vista che dovremmo ammettere tristemente che a dispetto della nostra sapienza e della nostra potenza, il nostro sangue è avviato alla fine.

Unendoci sempre di nuovo con altre razze, eleviamo queste dal loro anteriore grado di civiltà ad un grado superiore ma decadiamo per sempre.

Del resto, anche questa educazione, nel senso della razza, trova il suo compimento estremo nel servizio militare.  E generalmente il periodo del servizio militare deve essere ritenuto il completamente dell'educazione normale del tedesco comune.  Come l'educazione fisica e morale avrà gran valore nello Stato nazionale tedesco, così avrà gran valore per esso la scelta degli uomini.  A questo riguardo nel presente si agisce con superficialità.  In generale, i figli di genitori che hanno alte posizioni sono ritenuti anche loro degni di un'educazione superiore.  Le capacità hanno qui una posizione subordinata. Le capacità in sé possono essere giudicate relativamente.  Un giovane contadino può avere più qualità di un figlio di genitori occupanti alte cariche da molte generazioni, anche se ha meno cultura generale del figlio di borghesi.  La maggiore condizione di quest'ultimo non ha niente a che vedere con le capacità più o meno grandi, ha la sua base nella maggíor quantità di sollecitazione che il bambino riceve grazie alla sua vasta educazione e dell'ambiente in cui vive.  Se anche il dotato figlio di contadini, fosse cresciuto in tali condizioni diverse sarebbero le sue facoltà intellettuali.  Oggi c'è un solo settore in cui abbia meno importanza la nascita che le qualità innate: il settore dell'arte.  In questo caso non è sufficiente imparare, ma bisogna avere già capacità insite, che solo in seguito si svilupperanno più o meno felicemente (e lo sviluppo non potrà riassumersi in altro che nel permettere a qualità connaturate di esprimersi) il denaro e il capitale dei genitori non contano quasi.  E qui è chiaro che il talento non è legato con gli altri ceti sociali e con la ricchezza.  Spesso i più grandi artisti appartenevano a famiglie povere.

E sovente un bambino di paese diventa in seguito un grande maestro.

Non dimostra grande impegno di pensiero la nostra epoca nel fatto che questa massima non venga utilizzata per tutta la vita intellettuale.

I più credono che ciò che non si può negare nell'arte non si può dire per le branchie scientifiche . Indubbiamente l'uomo può apprendere determinate capacità meccaniche, così come un accurato addestramento può insegnare ad un cane mansueto i più svariati esercizi.  Come nell'addestramento degli animali non sono le capacità della bestia che la portano a simili destrezze, così succede pure nell'uomo.  Anche all'uomo si può impartire una conoscenza scientifica senza tener conto di inclinazioni diverse. Ma in questo caso si ha un apprendimento arido e passivo come nell'animale.  Con una adeguata preparazione intellettuale si può dare all'uomo qualunque un'apparenza di intelligenza più che mediocre: ma sono acquisizioni aride e non fertili.  Si formano allora uomini tali che possono essere un pozzo di scienza ma che nelle situazioni importanti e nei momenti decisivi della vita si lasciano sommergere.  Essi continuano ad  aver bisogno di essere guidati anche nelle più piccole incombenze e da soli non sono capaci di contribuire minimamente all'evoluzione dell'umanità.  Questo tipo di conoscenza passiva forzata,  è sufficiente solo ad occupare posti statali, attualmente.

E' chiaro che fra i tanti abitanti di uno Stato ci sono talenti per tutti i settori della vita di ogni giorno.  Ed è ovvio che la validità della cultura è tanto più grande quanto più la conoscenza viene stimolata dall’interesse personale.  Generalmente opere creative si hanno soltanto quando la genialità si unisce alla cultura.  Con un esempio illustriamo come l'umanità attuale sbagli in questo senso.  Ogni tanto le riviste riportano delle notizie al piccolo borghese tedesco: un negro per la prima volta è diventato avvocato, professore, pastore o qualcosa del genere in un posto o in un altro.  Mentre la stupida borghesia accoglie la notizia con sorpresa per un così stupefacente avvenimento, ammirata per questo strabiliante effetto della pedagogia attuale, l'ebreo astutamente si serve di questo per convalidare la teoria da inculcarsi ai popoli in merito all'eguaglianza degli uomini. 

La nostra società borghese e decadente non si accorge che in questo modo si commette un vero peccato contro la ragione; che è una vera pazzia quella di istruire una mezza scimmia perché si pensi di aver preparato un avvocato, mentre milioni di membri della eccelsa razza civile devono rimanere in posti pubblici e miseri.

Si pecca contro il volere di Dio, permettendo che centinaia e centinaia delle migliori creature perdano la loro forza nell'odierno pantano proletario per istruire a professioni intellettuali, Ottentotti e Zulù.  E in questo caso è proprio un addestramento come per il cane, e non di un  perfezionamento scientifico. Il medesimo zelo e lavoro rivolto a razze intelligenti, formerebbe uomini mille volte più capaci a tali prestazioni.  Questo fatto sarebbe insopportabile se in futuro non si trattasse più unicamente di eccezioni, ma già oggi è insopportabile nel caso in cui non il genio e le capacità insite nell'individuo determinano un'educazione superiore.

Certo, è intollerabile il pensiero che ogni anno centomila uomini senza nessuna capacità siano ritenuti meritevoli di un'alta educazione, mentre altri centinaia di migliaia pieni di talento non ricevano un'educazione elevata.  Inconcepibile è l'indebolimento che così ne subisce la nazione.  Se negli ultimi decenni, s'incrementò molto, specialmente nell'America del Nord, la quantità delle scoperte importanti, uno dei motivi è questo, che laggiù, un numero di geni superiore che in Europa, provenienti da classi basse è in grado di ricevere un'educazione superiore.  Per inventare, non sono sufficienti le nozioni inoculate, ci vogliono cognizioni rese vive dall’ingegno.  Ma noi diamo poca importanza a ciò: ci bastano i buoni voti riportati agli esami.  Pure su questo punto lo Stato nazionale deve cambiare questo stato di cose. non è sua mansione il garantire una superiorità assoluta ad un dato ceto sociale, ma scegliere da tutti i componenti della nazione i cervelli migliori e portarli agli impieghi e alle cariche.  Esso deve dare al bambino medio, nella Scuola popolare, una data istruzione, e incanalare il talento sulla strada adatta a lui.  E specialmente deve permettere a tutti i geni di frequentare gli istituti statali dell'insegnamento superiore, qualunque sia la classe sociale da cui gli studiosi escono.