L'avvento del nazismo

LE MINORANZE AGGUERRITE

Il concetto di minoranza agguerrita e dominante è ben spiegato nel passo che segue. 

E’ la Natura stessa a fornire a questa minoranza le armi per la vittoria. Solo gli individui di pura razza ariana possono avere le qualità necessarie alla lotta: i “bastardi” saranno sempre sconfitti perché il loro sangue annacquato li rende pavidi e vili. Lo Stato Nazionale ha il dovere di tutelare  la razza pura e far sì che l’evoluzione della specie vada verso l’incontaminazione del sangue germanico. Va da sé che lo Stato deve prevedere la limitazione delle nascite come atto dovuto nei confronti di una “sana” umanità. Lo Stato Nazionale ha il dovere di vietare la procreazione agli individui deboli o malati. La razza e la sua purezza hanno la priorità rispetto qualsiasi altro diritto umano.  

 

……  Solo individui eccezionali, vecchi dal cuore giovane e dall’intelligenza rimasta viva, si uniranno a noi da quei ceti, ma non quelli che riconoscono come missione della propria esistenza di mantenere una situazione già in atto.  Abbiamo di fronte la smisurata schiera non tanto dei malvagi e dei cattivi, quanto degli indolenti, degli insensibili, di quelli che si preoccupano di mantenere in vita la situazione presente.  Ma proprio perché sembra che la nostra lotta non abbia possibilità di successo, ci appare più grande la nostra alta missione e l'eventualità del successo.  L'urlo di lotta, che fa fuggire gli animi gretti o li intimorisce, diviene il segno convenzionale per indicare la raccolta dei veri caratteri battaglieri.

Bisogna capire questo: quando un popolo mostra una determinata quantità di grossa energia tendente ad un fine, ed ha evitato l'indolenza delle grandi masse, i pochi diventano padroni dei più.  La storia mondiale è creata da gruppi poco numerosi, se in questi gruppi poco numerosi ha vita la maggioranza della volontà e della forza di decisione.  Perciò, ciò che può sembrare dannoso a molti, è in verità la condizione preliminare della nostra vittoria.  Proprio nell'estensione del nostro compito e negli ostacoli che ci si oppongono, è riposta la possibilità che solo i migliori combattenti stiano per lottare per esso.  E proprio in questa scelta sta la sicurezza di successo.  

Generalmente già la Natura delibera e apporta alcune modifiche nel problema della purezza di razza di creature terrestri.  Essa non predilige i bastardi.  Specialmente i primi risultati degli incroci, ad esempio, nella terza, quarta, quinta generazione, devono soffrire tristemente: non solo non possiedono un valore proprio della più elevata delle caratteristiche originarie dell'incrocio, ma, essendo privi dell'unità del sangue, mancano anche dell'unità di volontà, di capacità di decisione, indispensabile per l'esistenza.  In tutte le situazioni particolari, in cui l'individuo di razza pura decide giustamente e in modo unitario, l'individuo di razza mista diventa incerto e prende decisioni non completamente valide.  Ciò spiega una certa inferiorità dell'individuo di razze miste di fronte a quello di razza pura, e in realtà implica anche la probabilità di  un veloce declino.  In moltissimi casi la razza sopravvive, mentre il bastardo muore.  In questo bisogna riconoscere una modifica apportata dalla natura: che spesso si spinge ancora più oltre.  Essa riduce la probabilità di diffusione: distrugge lo sviluppo di altri incroci e li porta alla morte.

Se, per esempio, un essere d'una razza si unisse ad uno di una razza inferiore, ne deriverebbe prima un deterioramento, poi un infiacchimento di discendenti di fronte ad altri esseri rimasti puri.  Se si proibisse alla razza superiore di apportare sangue nuovo al bastardi, questi morirebbero per la loro minore capacità di sopravvivenza, voluta dalla accorta natura o creerebbero, attraverso i secoli, un nuovo miscuglio, in cui le singole caratteristiche primordiali sarebbero fuse a causa dei molti connubi e non sarebbero più individuabili.  Così si sarebbe costituita una novella nazione d'una forza di sopravvivenza simile a quelle delle greggi, ma inferiore per pregio spirituale e intellettuale in confronto della razza superiore, attiva nel primo connubio.  Ma anche qui il risultato misto avrebbe la peggio nella scambievole lotta per la sopravvivenza, quando si trovasse contro un nemico di una razza superiore unitaria, incontaminata da ogni fusione.

La profonda unità di questo nuovo fine, l'unità da gregge costituitasi nei secoli, non sarebbe sufficiente, a seguito del totale decadimento della razza e della diminuita capacità di apprendimento e di creazione a combattere vittoriosamente contro una razza ugualmente compatta, ma più elevata di genialità e di civiltà.  Possiamo perciò formulare questo concetto efficace: qualunque connubio di razza porta inevitabilmente, allo sparire dei risultato misto, fin quando la parte migliore di questo stesso connubio persiste in una compattezza di razza.  Il rischio per il risultato misto è escluso solo quando la razza superiore s'imbastardisce.  Su ciò si basa una lenta evoluzione naturale, che lentamente esclude gli avvelenamenti razziali, finché persiste un certo numero di caratteristiche di razza pura e non avviene più un altro imbastardimento.  Quest'evoluzione può crearsi da sé in individui dotati di una profonda tendenza di razza, che soltanto situazioni particolari o una particolare costrizione ha allontanato dalla strada della naturale generazione dei puri di razza.  Nel momento in cui questa condizione di forza è finita, la parte pura spingerà subito al connubio fra simili, impedendo un'altra fusione.  E in questo modo i fatti d'imbastardimento  passano in secondo piano se il loro numero non si sia già tanto accresciuto che non sia più possibile una vera resistenza delle caratteristiche restate pure di razza.   

….. L'individuo che ha perso le sue tendenze naturali e non riconosce il dovere ingiuntogli dalla Natura, generalmente non può più fare affidamento su questa modificazione da parte della Natura, fin quando non ha rimpiazzato con esatte nozioni l'impulso naturale perduto: è compito di queste allora provvedere all’indispensabile opera di rimorchio.  Comunque rimane il grosso rischio che colui che non vede più, continui a rompere i limiti di razza, e che anche l'ultimo residuo della sua parte migliore finisca col perdersi.  In questo caso resta soltanto un miscuglio, come desiderano i celebri miglioratori odierni, che lo considerano l'ideale: ma essa in poco tempo distruggerebbe ogni ideale del nostro mondo.  Certamente: cosi si potrebbe formare un grosso gregge, ma da una fusione di questo tipo non proviene mai un individuo portatore di civiltà, creatore o fondatore di civiltà.  E allora si potrebbe ritenere finito il più alto compito dell’umanità.

Chi non desidera che la Terra abbia questo destino deve capire che la mansione dello Stato germanico è specialmente quella di operare perché sia dato un termine conclusivo ad ogni altro imbastardimento.

La generazione dei nostri deboli odierni griderà contro queste idee, e si lamenterà di interventi nei sacrosanti diritti umani.  No, l'uomo ha solo un inviolabile diritto, che è poi un inviolabile dovere, quello di operare affinché il sangue si mantenga incontaminato, perché la sopravvivenza della superiore umanità, attui un’evoluzione dell'umanità stessa.  Perciò, uno Stato nazionale in primo luogo dovrà innalzare il matrimonio dal grado di un continuo scandalo per la razza, e dargli la legittimità di un ordine chiamato a procreare creature fatte a somiglianza del Signore e non aborti fra l'uomo e la scimmia.  La contestazione, non è permesso ad un periodo storico che da una parte dà ad ogni depravato la possibilità di moltiplicarsi e dall'altra parte concede che in ogni drogheria e addirittura nei mercati di strada si vendano a poco prezzo miscugli per impedire le nascite anche da genitori sani.  Nel presente Stato della calma e dell'ordine, per i rappresentanti di questa bella Società nazionale-borghese, è perciò un crimine ostacolare la procreazione nei sifilitíci, nei tubercolosi, in quelli che hanno malattie ereditarie, nei deformi, nel cretini, mentre l'interruzione reale della possibilità di procreare in milioni di esseri sani non è ritenuto un fatto riprovevole e non offende i buoni costumi di questa falsa società, è anzi al servizio della cieca indolenza del pensiero.

Perché altrimenti ci si dovrebbe stancare la mente su questo problema: come si possano formare le condizioni preliminari per gli alimenti e per l'esistenza di questi individui che, come sani portatori della nostra nazionalità, dovranno un giorno avere lo stesso compito di fronte alla generazione seguente.

Ma questo modo di agire è spregevole e senza ideali.  Non ci si impegna più ad educare i migliori per le generazioni seguenti, ma si lascia che le cose seguano il loro corso.  Anche le nostre Chiese peccano contro l'immagine Dio, anche se ne danno risalto al valore, e ciò corrisponde al loro odierno modo di comportarsi: esse si occupano sempre dello spirito ma permettono che l'uomo, portatore dello spirito, si trasformi in un abietto proletario. Poi ci mostriamo meravigliati, con facce stupide, della poca autorità che ha oggi la fede cristiana sul nostro paese, sull'ateismo di quella gente mal fatta nel corpo e quindi anche abbrutita spiritualmente e cerchiamo un equilibrio nel convertire Ottentotti, Zulù, con la benedizione della Chiesa.  Mentre, grazie a Dio, gli uomini Europei si ammalano di lebbra fisicamente e spiritualmente, il religioso missionario si reca nell'Africa centrale e crea missioni per i negri: così la nostra civiltà superiore farà anche  di individui sani, anche se incivili, e non evoluti, una sporca razza di bastardi.

Sarebbe più umano e naturale questo: che le nostre due chiese cristiane, piuttosto che infastidire i negri con missioni, dai negri non volute né capite, insegnassero con bontà e con coscienza ai nostri uomini europei, che quando i genitori hanno qualche tara, è azione più grata a Dio l'aver compassione di un piccolo orfano sano e dargli dei genitori, piuttosto che generarle un bambino malato, portatore di dolori e di sciagure a se e ad altri.

Lo Stato nazionale deve riacquistare ciò che nel presente riguardo è tralasciato da tutte le parti.  Deve porre la razza alla base dell'esistenza generale.  Deve preoccuparsi di mantenerla incontaminata.  Ha il dovere di affermare che il bambino è il bene più prezioso di un popolo.  Deve permettere che soltanto chi non è malato procrei figli, che sia contro la morale il generare bambini quando si è malati o difettosi, e privarsi di ciò risulta il più alto pregio.  Ma, invece, deve essere giudicato biasimevole portar via alla nazione bambini sani.

Perciò lo Stato deve apparire come il conservatore di un futuro millenario, di fronte al quale la volontà e l'egoismo dell'individuo non hanno nessun valore e devono sottomettersi.

 Lo Stato deve servirsi, per attuare ciò, delle più moderne scoperte mediche.  Deve affermare che è incapace di procreare chi soffre di una malattia evidente o chi porta tare ereditarie e che quei mali può tramandare ai suoi discendenti e, causare in realtà questa incapacità.  Ha il dovere anche di disporre che la fecondità della donna sana non sia ridotta dall'indecente economia e dalla finanza di un'organizzazione statale che trasforma quella fortuna che è il bambino in una sfortuna per i genitori.  Deve annullare quella indolente, delittuosa insensibilità con cui occupa oggi delle premesse sociali della grande quantità, dei figli, deve diventare il massimo difensore di questa immensa fortuna di un popolo.  Deve aver cura più del bambino che dell'adulto.

Chi è malato o indegno di corpo e di spirito, non è giusto che riproduca i suoi patimenti nel corpo di un bambino.  Su questo punto, lo Stato nazionale, deve esercitare una grande opera di educazione, che in seguito sembrerà un'opera imponente, più imponente della più grande vittoria dei nostri tempi borghesi.  Lo Stato deve, con l'educazione, chiarire agli uomini che l'essere malati e fragili non è scandaloso, ma solo una sfortuna degna di pietà, e che è crimine e vergogna perdere l'onore e mostrare egoismo perpetuando il male e i difetti in creature senza colpa.  E che perciò è dimostrazione di finezza d'animo, di mentalità evoluta di generosità degna di stima il fatto che chi non è sano, sacrificandosi a non avere figli propri, si dedichi con amore e con benevolenza, ad un piccolo, sfortunato, sconosciuto figlio della sua nazione, sano e che promette di diventare in futuro un vigoroso appartenente ad una forte comunità. Lo Stato deve riconoscere in quest'opera di educazione il completamente spirituale della sua azione pratica.

Deve comportarsi così senza preoccuparsi della comprensione o incomprensione, delle opinioni favorevoli o contrarie.

Basterebbe per seicento anni non permettere di procreare ai malati di corpo e di spirito per salvare l'umanità da un'immane sfortuna e portarla ad una condizione di sanità oggi pressoché incredibile.  Quando sarà tradotta in realtà, consciamente e ordinatamente, e agevolata la facoltà di generare della parte più sana della nazione, si otterrà una razza, che almeno alle origini, si sarà liberata delle cause del presente abbrutimento fisico e spirituale.  Se una nazione o uno Stato operano in questo senso, si occuperanno  poi inconsapevolmente dell'incremento del nucleo della nazione migliore riguardo alla razza e dell'accrescimento della sua fertilità: e alla fine tutta la nazione avrà il frutto d'un tesoro razziale generosamente preparato.  Per ottenere questo risultato bisogna che lo Stato non lasci al caso la colonizzazione di paesi conquistati da poco, ma la sottometta a leggi specifiche.  Commissioni adatte devono rilasciare un certificato di colonizzazione ai singoli e il certificato deve essere logicamente collegato con una purezza di razza da decidere.  In questo modo si potrebbero gradatamente creare colonie di secondaria importanza, costituite da persone di razza pura.

Esse costituirebbero un pregiato tesoro nazionale della comunità popolare; la loro presenza darebbe felicità, fede e orgoglio a ciascun componente della nazione, ed in esse si troverebbe anche la premessa di una grande, futura evoluzione della nazione e di tutta l'umanità.  Per concludere, nello Stato nazionale, l'idea razzista deve accelerare l'avvento di quella meravigliosa era in cui gli uomini non si preoccupavano più di allevare cani, cavalli e gatti, ma di evolvere l'uomo stesso: era che sarà per alcuni di tacito ed assennato sacrificio, per altri di doni e di rinunce gioiose.  Non si può negare che ciò possa avvenire in un mondo in cui centinaia di migliaia di individui restano spontaneamente celibi, senza nessuna altra costrizione o legame che un comandamento della Chiesa.  

Se accettiamo come primo compito dello Stato, per giovare al popolo, il mantenimento, la cura e l'evoluzione delle migliori caratteristiche della razza, è evidente che i provvedimenti statali debbono ampliarsi fin dalla nascita del piccolo figlio della nazione, e che lo Stato debba educare il fanciullo per farne un altro elemento di una continua propagazione della razza.

E come, generalmente, la condizione preliminare della capacità di sviluppo spirituale si trova nelle facoltà di razza di un dato tipo umano, così anche nell'uomo si deve curare e rendere migliore la salute del corpo.  Perché lo spirito sano e forte si trova soltanto in un corpo sano e forte.  Non nega ciò il fatto che talvolta i geni furono malati o magari infermi.  Sono solo eccezioni che, confermano la regola.  Ma, quando la moltitudine di un popolo è formata da degenerati, è insolito che da una tale situazione si distingua una grande intelligenza.  E anche se avvenisse, le sue opere non avrebbero buon esito.  Il popolo da non poter seguire il volo di una tale aquila.  

Lo Stato nazionale, deve, dopo aver capito ciò, tendere la sua totale opera d'educazione, in primo luogo non spregevole o non lo capirà o sarà di volontà così fragile ad imprimere nell'animo semplici nozioni, ma a far crescere corpi sani.  Soltanto dopo, in un secondo momento segue lo sviluppo delle facoltà intellettuali.  E a questo punto deve avere la precedenza lo sviluppo del carattere, della forza di volontà e di decisione, e l'educazione deve istruire sulla felicità che può dare la responsabilità: ultimo posto deve avere l'insegnamento scientifico.

Perciò uno Stato nazionale deve cominciare dalla condizione preliminare che un individuo poco colto in campo scientifico, ma sano di corpo, di carattere buono e forte, serenamente deciso e di volontà ferma, ha maggior valore per una comunità nazionale che un fragile, intelligente e ricercato.  Una popolazione di uomini colti, che in più fossero pigri pacifisti, tralignati nel corpo e senza volontà, non solo non otterrà il paradiso ma non si garantirà neanche la vita su questa terra.  Non accade di frequente che nelle grosse sciagure sia costretto a cedere quello che sa meno: perisce quello che dalle sue cognizioni estrae fragili risultati e li attua in modo pietoso.

Per concludere, anche in questo caso deve esserci una ben stabilita armonia.  Un corpo marcio non sarà affatto reso più bello da un'intelligenza meravigliosa, anzi, il più elevato sviluppo fisico non sarebbe giustificabile, se contemporaneamente quelli che lo portano fossero difettosi, storpi, senza volontà, esitanti e vili.  Quello che rende eterno l'ideale di bellezza greco è la splendida armonia di una radiosa bellezza fisica con uno spirito amorevole ed una anima pregiatissima.

Se ha valore la frase di Moltke:  col tempo solo il capace ha fortuna , ha certamente valore per la relazione fra corpo e spirito: anche lo spirito sano, col tempo vivrà, di norma, in un corpo sano.  Perciò, l'educazione fisica, non è nello Stato nazionale mansione dell'uomo, o compito che riguarda in primo luogo ai genitori, e in secondo o terzo momento la comunità: necessità per l'esistenza del popolo, rappresentato e curato dallo Stato.  Già nel presente, per quanto riguarda l'educazione esclusivamente scientifica, lo Stato decide per l'uomo e protegge gli interessi della comunità, dal momento che, lo desiderino o no i genitori costringe il bambino a frequentare la scuola.  Egualmente, e in misura molto più elevata lo Stato nazionale dovrà un giorno far rispettare la sua autorità di fronte all'ignoranza o alla mancanza di comprensione da parte degli individui nelle questioni che riguardano la salute della nazione.  Esso dovrà svolgere la sua opera educativa in modo che i giovani vengano curati regolarmente fin da piccoli, e vengano rafforzati e induriti per la vita futura.  Specialmente dovrà fare attenzione affinché non venga educata una generazione di sgobboni.

Quest'opera di preparazione alla vita e di educazione deve cominciare dalla giovane madre.

Come fu possibile, dopo un'opera diligente di anni, far sparire l'infezione dai parti e limitare la febbre puerperale, così deve essere possibile fare, con un'adeguata educazione delle sorelle e della madre stessa già nella prima infanzia un lavoro che sarà un buonissimo fondamento per un ulteriore sviluppo.  In uno Stato nazionale la scuola deve lasciar libero per l'educazione fisica molto più tempo.  Non è indispensabile colmare i cervelli giovani di una quantità di nozioni di cui, come sappiamo per esperienza, ricorderanno solo la minima parte e non il necessario ma solo le cose di poco valore, perché il fanciullo non può fare una razionale scelta degli argomenti che gli vengono imposti.

Nei tempi odierni, anche nel programma delle scuole medie sono destinate alla ginnastica soltanto due ore alla settimana, e la frequenza alle lezioni di educazione fisica non è neanche obbligatoria: ma questo è un grossolano equivoco, dovuto ad una educazione esclusivamente intellettuale.  Non dovrebbe trascorrere neanche un giorno, senza che il fanciullo ricevesse almeno un'ora al mattino e una alla sera di educazione fisica, in qualunque tipo di sport e di ginnastica.

Bisogna principalmente ricordare uno sport che proprio a molti  nazionali  appare come disprezzabile e incivile.  E' inconcepibile quante idee errate siano sparse sulla boxe nei circoli  colti . E' ritenuto naturale e lodevole che il giovane impari a tirar di scherma e ne sia orgoglioso, ma la boxe è considerata incivile.  Perché?  Nessun altro sport risveglia in modo così forte lo spirito d'assalto, richiede così pronta decisione, rende forte ed elastico il corpo.

Se due giovani risolvono coi pugni una contesa non è fatto un atto più grossolano che se la risolvessero con una scherma raffinata.

E uno che è stato assalito, se combatte contro l'aggressore usando i pugili, non si comporta meno coraggiosamente che se fuggisse o chiamasse una guardia in sua difesa.  Ma il ragazzo giovane e sano impara anche a subire i colpi.  Ciò apparirà incivile ai nostri contemporanei combattenti dello spirito.  Ma lo Stato nazionale non ha la missione di crescere una società di esteti pacifisti e di degenerati: esso non riconosce l'ideale umano in onesti piccoli borghesi, o in vecchie pure zitelle ma nella coraggiosa personificazione della forza, e in donne adatte a generare uomini.  Generalmente lo sport deve soltanto fortificare e rendere elastico e coraggioso l'individuo, ma anche rendere solido il corpo e insegnare a subire le sfortune.

Se la nostra classe intellettuale, non avesse avuto una educazione così raffinata, e avesse imparato la boxe, si sarebbe impedito ai lenoni, ai disertori e a una tale gentaglia di fare una rivoluzione in Germania.  Poiché la rivoluzione fu vittoriosa non per gli atti arditi, forti, coraggiosi di quelli che la facevano ma per la vile, commiserevole indecisione di quelli che dirigevano lo Stato, e ne avevano la responsabilità.

Ma i nostri capi spirituali avevano ricevuto soltanto un'educazione spirituale, perciò restarono attoniti quando i nemici presero non le armi spirituali, ma i bastoni.

E ciò avvenne proprio perché la nostra scuola superiore non istruiva uomini ma funzionari, ingegneri, tecnici, chimici, letterati, avvocati, e perché questa classe intellettuale non si estinguesse, professori.

I nostri capi spirituali ebbero sempre un comportamento meraviglioso, mentre i dirigenti della nostra volontà furono inferiori ad ogni giudizio.  Certo, l'educazione non potrà trasformare un uomo dal carattere debole in un ardito ma è anche certo che, un individuo, non vigliacco, è frenato nello sviluppo delle sue capacità, se per errore della sua educazione, è a priori inferiore ad altri in forza fisica ed elasticità.