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LA POLITICA ESTERA Il commento alla recente politica estera della Germania è sintomatica delle posizioni che il fhurer prenderà in seguito. La politica estera di Hitler ci riguardava da vicino. Il basso Tirolo viene citato come un territorio strappato alla Germania, ma di certa appartenenza a quest’ultima. Facile prevedere che avrebbe fatto di tutto per
riannetterlo al terzo Reich. Non meno angosciante è il concetto di spazio vitale. Hitler era dell’opinione che il territorio tedesco fosse troppo piccolo ed i fatti dimostreranno che le sue mire espansionistiche non avevano limiti. La Germania doveva dominare il mondo e gli altri stati ridotti in una specie di schiavitù e funzionale solo al mantenimento del Reich. Ma siccome non si voleva parlare di una preparazione intelligente della guerra, si tralasciò la possibilità di accaparrarsi territori in Europa e, attuando una politica coloniale e commerciale, si rinunziò ad allearsi con l'Inghilterra senza tentare come sarebbe stato intelligente un’ alleanza con la Russia, e tutto ciò ebbe come
risultato, la guerra mondiale dovuta sostenere con il solo aiuto degli Asburgo, nostro danno ereditario. Per dare un'impostazione alla nostra moderna politica estera è bene chiarire che non c'è una linea ben marcata o visibile. Dopo la rivoluzione, non si può più vedere quale stadio si percorre. Più accentuate che non prima della guerra, non esiste una linea sistematica, con unica eccezione di tentare lo schiacciamento del nostro popolo che tenta di risorgere. Se si studia l'equilibrio di forze europee si giunge a questi risultati: Da 300 anni la storia dell'Europa è influenzata dall'Inghilterra, la quale, tramite l'equilibrio delle forze europee, tenta di raggiungere i fini imposti dalla sua politica mondiale. Lo scopo tradizionale della politica inglese, in Germania a questa si può contrapporre solo alle tradizioni dell'esercito prussiano, cominciando da Elisabetta, tende a bloccare in qualunque modo il sopravvento di uno Stato sugli altri o ad alimentarli con intrusioni militari. I sistemi di forza che
l'Inghilterra utilizzava in quei casi erano diversi, a secondo della situazione o a ciò che dovevano realizzare: ma il modo e la volontà di usarle furono sempre le stesse. Ma con il passare del tempo la posizione dell'Inghilterra si aggravò così che i governi in crisi cercarono di tenere paralizzate le forze statali europee, portando così gli Stati a rivalizzare. …………… ………..Non è concepibile disegnare per molti anni una popolazione come “barbara” “malfattrice” ecc. e in seguito improvvisamente accertare che non è vero e quindi spingere l’ex nemico a sottoscrivere domani un’alleanza. Però bisogna concentrarsi ancora di più su un terzo problema che sarà importantissimo
per lo svolgersi dei prossimi abboccamenti d'alleanza in Europa: se, dal modo di vedere delIa politica inglese, l'Inghilterra non ha scopo per una maggiore distruzione della Germania, maggiore interesse l'hanno il gioco giudaico di Borsa. La divisione tra la politica inglese ufficiale o tradizionale e le forze borsistiche ebraiche è lampante per la differente presa di posizione davanti a
quesiti di politica estera inglese. La finanza ebraica vuole, in contrasto ai fini dello Stato britannico non solo il completo annientamento economico della Germania, ma pure la globale sottomissione politica di questa. L'internazionalizzazione delle finanze tedesche, ovvero la trasformazione della possibilità di lavoro tedesca in modo da essere sottomessa all'economia mondiale ebraica, si è in grado di ottenerla soltanto in una Nazione sottomessa dal comunismo. Però la forza di lotte comuniste della finanza borsistica internazionale ed ebraica non è in grado di distruggere definitivamente la forza della Nazione tedesca se non può contare sull'appoggio degli Stati esteri. Quindi la Francia può attaccare la Germania solo fino a quando il Reich, reso
impotente, è sottomesso alle forze comuniste della economia ebraica mondiale. Abbiamo perciò che l'attuale istigatore al globale annientamento della Germania è l'ebreo. In qualunque parte si pensi a battere la Germania, ci sono come aizzatori gli ebrei. Ugualmente, nei periodi di guerra e di pace i quotidiani ebraici, borsistici e marxisti, rinfocolavano per strategia il rancore
contro la Germania, fino a che una Nazione dopo l'altra scesero in guerra e, tradendo i fini delle popolazioni, si allearono alla coalizione mondiale. L'idea ebraica è limpida. La bolscevizzazione della Germania, ovvero l'annullamento del genio nazionale tedesco e l'indebolimento, conseguente, della potenza lavorativa tedesca da parte dell'economia mondiale ebraica è vista soltanto come l'inizio dell'idea ebraica che è quella di impadronirsi
della Terra. Come accade varie volte nel tempo, la Germania diviene il fulcro, l'apice della grande battaglia. Se i tedeschi e la Germania soccombono ai tiranni delle Nazioni, assetati di uccidere, e di pecunia, il mondo intero soccombere tra le braccia di queste sanguisughe. Ma se la Germania si riesce a liberare di questo castigo, un enorme pericolo sarà estinto per l'intero globo. Però è
vero che gli ebrei lotteranno con tutte le forze per avere l'appoggio delle nazioni contro la Germania e se possibile per aumentare l'odio; ed è chiaro che questa azione favorisce solo minimamente i veri fini delle popolazioni che li appoggeranno. Generalmente gli ebrei lotteranno sempre, in seno a ogni Stato, con quei mezzi che la giusta concezione di quelli Stati renderanno più utili e che
garantiscano il miglior trionfo. Nel nostro dilaniato Stato il giudaismo utilizza, nella battaglia per il potere, delle ideologie cosmopolite più o meno pacifiche, delle direttive internazionali. In Francia utilizza il celebre e giustamente studiato sciovinismo; in Inghilterra di vedute economiche e politiche mondiali; in definitiva utilizza sempre i maggiori pregi che compongono
l'intelligenza nazionale d'un popolo. Dopo aver raggiunto per quelle strade un importante ascendente e forza economica-politica, abbandona i legami che gli impongono codesti mezzi e mostra i veri radicati fini del suo interesse e della sua battaglia. In questo modo annienta le Nazioni, trasformandole lentamente in distruzioni, sulle quali si erigerà la potenza del regno ebraico. In Inghilterra, come in Italia, il contrasto tra i punti di vista sulla migliore politica nazionale e gli interessi degli ebrei borsistici appare limpido e a volte di una evidenza terrorizzante. Soltanto in Francia attualmente c'è una coincidenza di vedute tra la Borsa, gli ebrei che sono in Borsa e la politica francese di vedute comuniste. Ma proprio in queste coincidenze c'è un enorme minaccia per la Germania. Proprio perciò la Francia è e resta il maggiore nemico. I francesi, se diventano sempre più schiavi, poiché fanno loro gli interessi della predominazione mondiale ebraica, sono sempre portatori di una sempre maggiore
minaccia per la sopravvivenza della popolazione europea bianca. Poichè il cambiamento, realizzato con sangue negro nelle sponde del Reno, nel centro dell'Europa, è uguale tanto alla tremenda e malata cupidigia di vendetta di questo vecchio nemico della nostra gente quanto alla ragionata azione dell'ebreo di imbastardire in questo modo l'Europa al suo cardine e di strappare ai bianchi le basi
del suo vivere rendendola marcia con una razza inferiore. …………………. …………………..A questo punto mi ricordo come gli ebrei riuscirono con molta bravura a stare in sella a quel cavallo di battaglia che è l'Alto Adige. Si, l'Alto Adige. Se ora parlo di questa questione, mi serve per farmi spiegare ciò da quella immonda gentaglia che, facendo leva nella stoltezza e nella dimenticanza di molti dei nostri cittadini, vuol far apparire uno sdegno nazionale che ai nostri sporchi parlamentari sembra tanto più estranea
di quello che è il concetto di appartenenza ad una razza. Tengo presente che, quando si compì il fato del Basso Tirolo, ovvero dall'agosto 1914 al novembre 1918, anch'io vi partecipavo per difenderlo: nell'esercito. Lottai pure io in quel tempo, affinché si riuscisse a difendere vittoriosamente per la patria quel territorio, e non per darlo ai nemici. Coloro che non parteciparono alla guerra, furono. quei ladri dei parlamentari, quei delinquenti politici dei partiti. Mentre noi lottavamo con la certezza che soltanto il successo della guerra ci dava la possibilità di far restare alla Germania anche il Basso Tirolo, questi si batterono contro la
vittoria fino a che i soldati tedeschi perirono, uccisi a tradimento. Poiché il Basso Tirolo era garantito alla Germania soltanto dai soldati che combattevano sul fronte e non dagli accesi discorsi mentitori di furbi politicanti nelle Rothausplatz di Vienna o in Monaco. Chi ruppe il fronte, tradì e speculò sul Tirolo come anche su tutti i territori tedeschi usurpati. Ma colui che pensa di trovare il risultato del quesito dell'Alto Adige con manifestazioni, proteste, discorsi ecc., o è un idiota o si tratta di un piccolo borghese tedesco. E' obbligatorio convincersi che i territori persi si possono riavere solo lottando e non pregando il Signore o invocando la
Società delle Nazioni. Perciò ci si deve chiedere ora chi sia in grado di affrontare una guerra per riprendersi i territori persi. Da parte mia posso affermare che ho ancora abbastanza energia da comandare un futuro battaglione, composto da capi di partito, da molti cialtroni parlamentari e da gloriosi consiglieri, per
riprendere il Basso Tirolo. Sarei felicissimo, se in un prossimo futuro, due shrapnells esplodessero sopra una così bella manifestazione di proteste. Penso che se una volpe entrasse in un pollaio il chiasso non sarebbe più forte e che i polli non scapperebbero più velocemente di quanto si dileguerebbe una simile
manifestazione. Ma la cosa più brutta di questa questione rimane il fatto che queste persone non pensano di riuscire a risolvere quel caso per questa strada. Tutti comprendono l'impossibilità delle richieste, che le loro azioni sono inutili. Agiscono in questo modo poiché è più semplice parlare di riprendere il Tirolo oggi, di quanto risultava ieri combattere per difenderlo. Tutti fanno ciò che possono; ieri molti di noi morirono; oggi questi dicono molte parole. Ha un significato guardare certe confederazioni leggittimistiche di Vienna che si fanno belle del loro modo di agire per impossessarsi del Basso Tirolo. Sette anni fa la loro splendente casata, con la delinquente azione di giurare il falso e di tradire, aiutò la coalizione, mondiale a conquistare pure il Basso Tirolo. In quel periodo queste confederazioni, non tenendo in considerazione il Tirolo ed il resto, pensarono soltanto ad aiutare la
politica della loro vigliacca casata. E' chiaro che in questo periodo risulta molto più semplice combattere per ciò che si è perso, ma si combatte soltanto con mezzi linguistici: è più semplice strillare in una riunione di proteste, colmi di magnanima indignazione, e stampare articoli sui quotidiani che, ad esempio, distruggere ponti
durante l'occupazione della Ruhr. La causa per la quale negli ultimi tempi alcuni circoli misero come centro dei rapporti italo-tedeschi il problema del Tirolo, è molto semplice. Gli ebrei e i legittimisti asburgici sono interessati ad impedire una politica tedesca di alleanze che porti in un futuro al rinnovo di una Germania libera. Il fracasso che si è organizzato non è sorretto dallo amore per l'Alto Adige, in quanto questo processo non aiuta il Tirolo, anzi gli è nocivo, ma dalla paura di una alleanza italo -tedesca. E' abitudine di quei circoli la falsità e la calunnia, perciò è comprensibile che tentino di far passare noi come i traditori del Tirolo. A queste persone bisogna spiegare una volta per tutte: il Tirolo fu tradito in primo luogo da tutte quelle persone che, tra il 1914 e il 1918, non difesero, non si prestarono e non aiutarono la patria anche se erano completamente sani. Poi il Tirolo fu tradito da quelle persone che anche potendo non fecero nulla per correggere e irrobustire la forza della popolazione in modo da lottare e vincere. Per terzo, il Tirolo fu tradito da tutti quelli che iniziata la rivoluzione di novembre la sostennero con la partecipazione o anche solamente tollerandola, in modo da distruggere il solo mezzo che avrebbe potuto consentire la salvezza del Tírolo. Infine il Tirolo fu tradito da tutti quei partiti e dai loro affiliati, che sottostettero ai vergognosi patti di Versailles e di Saint-Germain. Così abbiamo messo le cose in chiaro, miei cari contestatori ciarlatani. Oggi io sono dell'opinione che i territori persi si ottengano non con le parole di astuti ciarlatani, ma con armi affidate, cioè con una guerra sanguinosa. Però non temo di dire che oggi la Germania non è in grado di riprendersi l'Alto Adige tramite una guerra. …… ……..Attualmente la Germania non esiste come compagine mondiale. Ammettendo di oltrepassare il nostro attuale assopimento militare, non potremmo più onorarci di esserlo. Cosa vuol dire nel mondo, una Nazione nella quale esiste una così spregevole proporzione tra superficie e abitanti, come nell'attuale Germania? In un momento nel quale il mondo pian piano viene diviso tra le Nazioni, alcune delle quali sono già enormi, non si è in grado di definire forza mondiale
una Nazione il cui territorio non è nemmeno la burlesca estensione di 500.000 Kmq. Ciò detto, il territorio tedesco è annullato in confronto a quello delle soprannominate Potenze mondiali. Non si citi, per negare e contraddire, la Gran Bretagna, poiché nella madre terra degli Inglesi in effetti non risulta l'enorme capitale dell'impero britannico, che si avvale circa di un
quarto del mondo. In seguito, poniamo come maggiori nazioni gli Stati Uniti d'America, poi l'Unione Sovietica ed anche la Cina. Si tratta di paurosi territori, che comprendono uno spazio 10 volte maggiore di quello tedesco. Aggiungiamo, inoltre, a queste Nazioni, la Francia. Non soltanto per l'aumento,
sempre più grande, della sua forza militare dato dal contributo dei negri acquisiti dal suo fantastico impero, ma poiché, sotto il profilo di razza, sta aumentando la gente negra per cui si può dire che sta per sorgere una Nazione di colore sul territorio europeo. La politica coloniale francese attuale non la si può accostare alla politica coloniale passata tedesca. Se l'espansione
francese in questa strada proseguisse ancora per 300 anni, si disporrebbero le ultime gocce di sangue francese, in una Nazione mista, afro-europea, che sta nascendo. Un grandioso, solidale territorio coloniale dal Reno al Congo, sfruttato da un popolo inferiore, sviluppatosi lentamente da un continuo intreccio. Questa ragione divide la politica coloniale francese da quella antica, tedesca. La politica coloniale della Germania antecedente, era scarsa, come tutte le cose che intraprendevamo.. Non aumentò la superficie di colonizzazione della gente bianca, né cercò (delittuosamente) di irrobustire, con una trasfusione di sangue nero, la forza della Germania. Gli Ascari dell'Africa
Orientale Tedesca rimasero un microscopico, vacillante passo su questa strada: in effetti, questi furono utilizzati solamente per difendere la colonia tedesca. Il proposito di portare truppe africane sullo scenario della guerra, prescindendo dalla chiara impotenza nella guerra mondiale, non fu mai considerato come un concetto da attuarsi in momenti propizi, all'opposto, la Francia lo vide
sempre come la base della sua politica coloniale. Perciò attualmente si possono rimirare al mondo, una infinità di nazioni che passano la Germania, non solo per il numero dei cittadini, ma ripongono nel loro territorio la più grande colonna del loro stato attuale di potenza politica. L'equivalenza attuale tra popolazione e territorio, guardando
la Germania e gli altri Stati mondiali, non si riscontra che all'inizio della nostra storia, 2000 anni or sono. In quel tempo noi, popolazione appena sorta, cademmo su un mondo di grandi nazioni che tramontavano, e aiutammo ad annientare l'ultimo gigante fra tutti, Roma. Odiernamente siamo di fronte a potenti nazioni che stanno crescendo, di fronte alle quali la Germania non può essere nemmeno presa in considerazione. Conviene che ci ricordiamo di questa pesante verità. Bisogna analizzare la Germania, in ragione dello spazio e del popolo, confrontato con le
altre nazioni sul trascorrere degli anni passati. Quindi scopriremo che, come ho già affermato, la Germania non si può più considerare una forza mondiale, prescindendo dalla forza militare. Non possiamo paragonarci con le altre forti nazioni mondiali, a causa dell'enorme impostazione data alla politica estera del nostro popolo e dall'assenza di un ben determinato fine tradizionale di politica estera, affiancati all'abbandono di qualunque vigoroso sforzo e istinto di autoconservazione. Se il movimento nazional-socialista ci tiene a seguitare l'ideale impostosi, come beneficio per la popolazione tedesca, bisogna, in seguito alla dolorosa comprensione dell'effettiva posizione di questo popolo nel mondo, che seguiti spietatamente e coscientemente la battaglia contro l'incapacità e
l'inesistenza di idoli con i quali la Germania fu diretta per le strade della sua politica estera. Senza tener conto di tradizioni e inibizioni, deve avere la forza di richiamare la popolazione e le sue capacità ad intraprendere quella strada che dall'attuale piccolezza di territorio vitale porterà a possedere il più grande territorio. In questo modo salverà la Germania dal pericolo di
essere distrutta o di essere schiava di altri. Il nostro movimento riuscirà ad abbattere la triste proporzione odierna tra la popolazione tedesca e il suo spazio vitale, guardando alla superficie sia come a una sorgente di vita, sia come ad una colonna per una politica di grandezza.
Dovrà anche cercare di annullare la mera proporzione fra la storia antecedente tedesca e l'attuale angosciosa incapacità. Bisogna che comprenda che noi, essendo la più potente umanità terrena, dobbiamo raggiungere un importantissimo ideale, e lo compiremo con tanto più. grande ardore quanto più la
popolazione tedesca prenderà un punto di vista razzista, e non penserà soltanto ad allevare cani, gatti e cavalli, ma diventerà pietoso del proprio sangue. Ho definito impotente e senza fini la politica estera tedesca sviluppata fino ad ora. Che lo fosse, ce lo dimostrarono i suoi seguenti fallimenti. Se la popolazione tedesca avesse un'intelligenza nulla o fosse vigliacca, le conclusioni delle sue azioni non sarebbero state più negative di
quelle che rimiriamo attualmente. I fatti accaduti negli ultimi decenni antecedenti alla guerra non ci devono travisare su questo fatto: poiché non si è in grado di valutare la potenza di una Nazione in sé stessa, ma soltanto eguagliandola ad altre Nazioni. Questa similitudine attesta che la crescita della potenza si realizzò, ai risultati ultimi, in modo più efficiente in altre Nazioni;
perciò, all’opposto delle apparenze, la Germania tramontava in rapporto alle altre nazioni, e perdeva sempre più terreno. Si, non siamo stati pari neppure nella quantità di popolazione. Essendo chiaro che la nostra gente non viene neanche pareggiata in eroismo da nessuno ai mondo. e che nessuno ha bagnato la terra col sangue, come il nostro popolo, per la propria sopravvivenza, la sconfitta proviene soltanto dalla
erronea organizzazione. Ripercorrendo i fatti politici tedeschi da 1000 anni a oggi, ripensando alle infinite battaglie ed analizzando questi fattori attraverso l'esito ultimo che abbiamo presente, dobbiamo dire da quel mare di sangue sorsero due cause nelle quali siamo in grado di notare i costanti risultati di fatti politici
chiaramente creatisi. 1) L'organizzazione e l'accrescita di popolazione delle terre ad est dell'Elba. 2) Il sistema, posto dagli Hohenzollern, della Nazione brandeburgico-prussiana come specchio e centro di consolidamento di un nuovo Reich. Rimane ciò un'opera che ci farà da maestro per il futuro! Questi due giganteschi trionfi della nostra politica estera restarono i più costanti. Con la mancanza di questi, attualmente la Germania non avrebbe più nessuna ragione di essere. Questi resterà la prima e unica azione tendente a
creare un rapporto fra territorio e popolazione. E' incredibile, in effetti, che i letterati della storia tedesca non siano stati in grado di comprendere precisamente questi due aspetti, enormi ed essenziali, per i nostri figli. Costoro all'opposto fecero inni ad altri fatti, lodarono un incredibile eroismo, infinite imprese e battaglie, senza comprendere che la stragrande maggioranza di ciò non era di nessuna utilità per i fini dell'ulteriore ingrandimento della Germania. Il terzo importante trionfo della nostra politica si basa sulla creazione della Nazione Prussiana e sull'ampliamento, con esso legato, di una intelligente idea dello Stato, ed inoltre dell'istinto di autoconservazione e di autodifesa nell'esercito tedesco, istinto modellato in conformità dell'attuale
mondo e sviluppato in modo organizzato. Il cambiamento che si è avuto nel pensiero di difesa della propria persona in quello di dover difendere la patria si è avuto grazie allo stato prussiano ed alla sua nuova idea dello Stato. La necessità di questo fatto non sarà mai capita sufficientemente. La popolazione, dilaniata e divisa dalla propria superindividualità, è stata educata, e grazie alla potenza militare della Prussia assimilò alcune cognizioni sul snodo di inquadrarsi che aveva perso da tempo. Quello che le altre genti hanno fin dall'inizio nel loro
istinto di armento, noi ne salvammo un po', e con artifici; tramite la trasformazione che attua l'educazione militare, per la nostra popolazione. Per questo l'abolizione del servizio militare generale è nociva per i tedeschi, la quale abolizione non sarebbe importante per decine di altre popolazioni. Dieci generazioni tedesche non raddrizzate dalla disciplina militare, abbandonate alle pericolose reazioni delle opposizioni e delle scissioni che portano in se, sarebbero sufficienti a togliere alla Germania l'ultimo bagliore di vita a questo mondo. L'anima della Germania sarebbe in grado solo con poche persone di trasfondere il suo apporto di civiltà in seno ad altri stati, senza neanche che fosse considerata la loro discendenza. Diventerebbe fertilizzante per il progresso fino alla completa purezza del sangue nordico ariano. E'
essenziale il fatto che il valore di codesti effettivi trionfi politici, avuti dal popolo tedesco nelle sue millenarie battaglie è valutato e giudicato dai nostri nemici in modo migliore del nostro. Attualmente noi parliamo di un eroismo che strappò alla Germania milioni di più grandi donatori del loro nobile sangue ma che, nell'ultima analisi si nota, assai poco prolifera. Ha più grande significato per il nostro comportamento attuale e futuro la separazione tra le vere vittorie
politiche della Germania il sangue che essa ha versato per risultati inutili. Noi nazional-socialisti non dobbiamo ripetere, nell'attuale mondo borghese, questo misero patriottismo. Esiste un trabocchetto mortale nel pensare all'ultima azione prima della guerra come il più impegnato per noi anche se in piccolissima quantità. Dall'arco di tempo storico del secolo XIX
non giungerà a noi nessun obbligo. Noi al contrario con le direttive dei politici di quel tempo dobbiamo essere in grado di sviluppare il pensiero citato prima, in politica estera ovvero avere un territorio sufficiente per il numero dei cittadini. Dal periodo precedente l'unico insegnamento utile è quello che dobbiamo indirizzare la nostra politica su due strade: territorio come fine della nostra politica estera e una base nuova, compatta, creata in relazione al nostro ideale del mondo quale fine del nostro modo di agire in politica interna.
Mi interesserò ora superficialmente di questo problema: in quale modo la sete di spazio vitale è in rapporto alla concezione morale? Questo è obbligatorio in quanto, anche in quegli ambienti, soprannominati nazionali, si riscontrano sciocchi oratori che cercano di offrire, alla popolazione tedesca, come fine della sua politica estera, il risarcimento dei danni del 1918 e ciò nonostante vogliono offrire agli Stati di tutto il mondo,
la certezza della fratellanza e della benevolenza della Germania. A questo punto vorrei precisare ciò: la domanda del riassestamento dei territori del 1918 è un grande errore politico, le cui ripercussioni sono così deleterie da farle apparire delittuose. I territori del Reich nel 1914 non erano naturali, in quanto non comprendevano tutte le persone di origine
tedesca, né tanto meno adempivano ad esigenze militari, ed infine non derivavano da un esatto atteggiamento politico. Erano gli instabili territori di una battaglia politica ancora aperta ed in parte derivata da questo scherzo del fato. Con il medesimo diritto, e varie volte con più diritto, si potrebbe riesumare qualche nuovo periodo di tempo importante della storia tedesca e obbligare
la nostra politica estera di porsi come fine la restaurazione di quel periodo passato. Questo bisogno si adatta al modo di pensare borghese attuale, che pone in ciò e non detiene un ben chiaro fine politico' futuro, ma si muove nel passato, nel passato più vicino: perché la sua riflessione sul passato non supera l'arco della sua vita.
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