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IL RUOLO DELLO STATO PER LA CONSERVAZIONE DELLA RAZZA Lo Stato ha fra le sue funzioni la conservazione della razza germanica. Le germanizzazione è possibile per la terra, ma non per gli uomini. Si può cioè occupare un territorio, imporre la lingua tedesca e le sue leggi, ma non per questo si creerà un nuovo popolo tedesco. La razza si tramanda col sangue e non con la dominazione politica o con la lingua comune. …….. Esso vede nello Stato un mezzo per attuare le tendenze di potenza politica, per lo più un po' vaghe, di un popolo compatto e ben caratterizzato da una propria lingua. In questo caso, il desiderio di una sola lingua statale è giustificato non solo nella speranza di creare a questo Stato un fondamento per aumentare la sua potenza allo estero, ma anche dall'opinione (errata) di riuscire con ciò a nazionalizzare lo Stato in una direzione stabilita. Negli ultimi cento anni fu una profonda pena il dover constatare come questi circoli si divertissero, talvolta convinti di essere nel giusto, con il termine germanizzare. lo stesso ricordo che, quand'ero giovane, questa parola portava a convinzioni fondamentalmente sbagliate. Anche negli ambienti del pangermanesimo, si poteva udire che il germanesimo d'Austria poteva riuscire benissimo a germanizzare i paesi slavi austriaci. Questi non comprendevano che si può solamente germanizzare una terra, mai gli uomini. Ciò che si voleva esprimere a quei tempi con questo
termine era soltanto un’imposta, accettazione apparente della lingua tedesca. E' invece sbagliato pensare che, ad esempio, un Cinese o un Negro diventi tedesco solo perché impara il Tedesco ed è pronto, per il futuro, ad usare la lingua tedesca, e a dare il suo voto ad un partito politico tedesco. La nostra società borghese non ha mai compreso che una tale germanizzazione è, nei fatti,
una degermanizzazione. Poiché se, coll'ingiunzione di usare un linguaggio comune, alcune differenze, finora evidenti, fra popolo e popolo vengono superate e infine scompaiono, ciò significa il principio di un imbastardimento, e in questo caso, non una germanizzazione, ma una distruzione delle componenti essenziali germaniche. Troppo spesso nelle storie succede che un popolo vincitore
riesca, con i suoi strumenti di potere, ad ingiungere ai vinti di parlare la sua lingua, e che, dopo secoli la sua lingua sia parlata da un altro popolo e quindi i vincitori si trasformino in vinti. La nazione, o più precisamente, la razza non consiste nella lingua, ma soltanto nel sangue. Perciò si potrà usare il termine germanizzazione solo quando si saprà
cambiare il sangue dei vinti. Ma questo non è possibile: a meno che con la fusione di ambedue le razze non si ottenga un cambiamento, cioè l'abbassamento del livello della razza superiore. La conseguenza ultima di questo svolgimento dei fatti sarebbe perciò l'annientamento di quei valori che un giorno permisero al popolo conquistatore di vincere. Principalmente le qualità culturali
verrebbero distrutte nell'unione con una razza inferiore, anche se il conseguente prodotto misto parlasse mille , volte la lingua della razza che prima era superiore. Per qualche tempo ci sarà ancora uno scontro fra differenti spiritualità, ed è possibile che la nazione, ora sull'orlo di un abisso, alla fine dimostri forze culturali eccellenti. Ma queste sono solo le qualità proprie
della razza superiore, oppure bastarde, nelle quali, nel primo incrocio predomina ancora il sangue migliore e cerca di emergere, mai però risultati finali di un miscuglio, nei quali ci sarà sempre fina corrente culturale retriva. Oggi si deve reputare come una fortuna se la germanizzazione dell'Austria di Giuseppe Il non ha avuto buon esito. Forse, se fosse riuscita, lo Stato Austriaco si sarebbe retto, ma la comunione di lingua avrebbe prodotto un abbassamento di livello razziale della nazione tedesca.
Col passare dei secoli si sarebbe formato un istinto di branco, ma il branco avrebbe avuto minor pregio. Probabilmente sarebbe sorta una nazione-Stato ma si sarebbe rovinato un popolo di grande cultura. Per la nazione tedesca è vantaggioso che questo processo di unione non abbia avuto successo, se non grazie ad un pensiero superiore, almeno per la miope grettezza degli Asburgo. Se le cose non
fossero andate così, la nazione tedesca non sarebbe oggi tra i creatori della civiltà. Non soltanto in Austria ma anche in Germania i circoli nazionali hanno idee analoghe, completamente errate. La politica dei polacchi, accettata da molti, dal punto di vista di una germanizzazione dell'Oriente si basò, sfortunatamente, su questo ragionamento. Anche in questo caso si pensò di poter
germanizzare i polacchi con una operazione esclusivamente linguistica. E l'esito fu penoso: si ebbe una popolazione di un'altra razza che manifestava in lingua tedesca opinioni senza rapporto con la mentalità tedesca, e che metteva in pericolo col suo minor pregio la nobiltà e il valore della nostra nazione. Tremenda è pure la rovina che subì, indirettamente il germanesimo perché gli ebrei che parlavano tedesco in America furono confusi per tedeschi, dagli americani che non conoscevano le nostre cose. Ma nessuno penserà di controllare la nazionalità e la provenienza tedesca di questi sporchi
immigrati, visto che si esprimono in tedesco. Nella storia fu vantaggiosamente germanizzata la terra, ottenuta con la lotta dai nostri avi e colonizzata con contadini tedeschi. Quando fecero penetrare nel corpo della nostra nazione sangue straniero, contribuirono a quell'infelice frazionamento del nostro io, che si palesa nel superindividualismo tedesco, sfortunatamente e sovente oggi magnificato. Anche per gli appartenenti a questo terzo gruppo lo Stato, è, in un certo senso, fine a sé stesso; custodire lo Stato è il fine ultimo della vita umana. Per finire, si può decretare che queste idee non hanno radicata la convinzione che le forze che erano la civiltà e i valori si fondano
principalmente su basi razziali e perciò che lo Stato deve ritenere suo compito essenziale la conservazione e l'elevazione della razza, premessa di ogni evoluzione della civiltà umana. Perciò l'ebreo Carlo Marx poté trarre la conclusione ultima di questi errati concetti sulla sostanza e il fine d'uno Stato: la società borghese, tralasciando la concezione politica della discriminazione
razziale, senza poter trovare un'altra espressione da tutti approvata, facilitò la strada ad una idea negante lo Stato in se. Già per questo argomento la lotta della società borghese contro l'internazionale marxista è ineluttabilmente in via di fallire. La società borghese ha da molto tempo perso le basi necessarie a sostenere le sue idee. Si deve prima di tutto capire questo, che lo Stato non rappresenta un fine, ma un mezzo. Esso è la condizione preliminare per creare una superiore civiltà umana, non è il motivo per cui ciò avviene. Il motivo si trova soltanto nella presenza di una razza adatta alla civiltà. Anche se
ci fossero sulla terra centinaia di Stati-modello, se tramontasse Ario portatore di civiltà, non sopravviverebbero.
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