L'avvento del nazismo

LA SUBORDINAZIONE GERMANICA NELLO SVILUPPO DELLA CIVILTA'

Hitler giustifica la posizione subordinata dei germani nello sviluppo della civiltà (rispetto ai greci o ai romani) con le condizioni climatiche sfavorevoli. Non per questo può rinunciare all’idea di uno Stato Nazionale che (completamente riversato su se stesso) faciliti la via alle capacità umane già esistenti, perché volute e date direttamente dalla Natura ed ovviamente solo ai  germani.. 

…….Questa facoltà (la capacità creatice) è sempre presente, e deve essere stimolata all'azione pratica, da determinate condizioni esteriori.  Le nazioni, o, meglio, le razze fornite di caratteristiche creatrici hanno insite, nascoste, queste condizioni, anche se in alcuni momenti, situazioni esterne, impediscono alle loro buone qualità di attuarsi.  Rappresentare come barbari, come incivili, i Germani dai tempi precedenti il cristianesimo è una inconcepibile stupidaggine.  Non furono mai così.  Ma la durezza delle condizioni climatiche del nord li obbligò ad un modo di vita che impediva l'attuarsi delle loro capacità creative.

Se fossero arrivati nelle terre del Sud dal clima temperato, e avessero estratto i primi mezzi dal materiale umano inferiore, la capacità di cultura, latente in essi, avrebbe creato una meravigliosa  fioritura, come per i Greci.

Ma questa medesima capacità originaria creatrice di civiltà, non deriva esclusivamente dal clima nordico. Un Lappone, mandato nel Sud, non sarebbe niente più che un Esquimese creatore di civiltà.  No, questa stupenda forza creatrice è data solamente all'Ariano, sia che egli l'abbia in potenza, sia che la manifesti, in base alla situazioni favorevoli, o a una Natura sfavorevole.  E' conseguenza di ciò questo concetto!

Lo Stato è un mezzo per raggiungere un fine.  La sua meta consiste nella conservazione e nell'accrescimento di una società conducente un'esistenza fisica e morale dello stesso genere.  Questa conservazione include la vita d'una razza e con ciò concede alla razza la libertà di evolvere tutte le qualità latenti in essa.  Una parte di esse sarà in funzione della conservazione della vita materiale, l'altra opererà per l'evoluzione intellettuale.

In verità, però, l'una delle parti crea le condizioni prima dell'altra.

Gli Stati che non operano in questo senso sono esperimenti mal riusciti, fallimenti.  Ciò non è modificato dal fatto che esistono, così come il buon esito di un'associazione di delinquenti, non può giustificare la delinquenza o la rapina.

Noi nazionalsocialisti, come portatori di una nuova idea non dobbiamo metterci mai sul celebre, e per di più errato  terreno dei fatti. Altrimenti non saremmo più i portatori di una nuova concezione ma i  collies  della falsità di oggi.

Dobbiamo distinguere con massima chiarezza fra lo Stato che' è il recipiente, e la razza che è il contenuto.  E questo recipiente ha valore solo se sa contenere e custodire il contenuto; altrimenti non ha senso.

Il fine ultimo dello Stato nazionale è quello di serbare quegli elementi di razza originari, che, come datori di civiltà, creano la bellezza e la nobiltà di un'umanità superiore.  Noi Ariani, in un'organizzazione Statale possiamo soltanto vedere il complesso vivente di una nazione: complesso che non solo garantisce il prolungarsi nel tempo di questa nazione, ma la porta alla suprema libertà evolvendone le qualità spirituali ed intellettuali.  Quello che oggi si vuol far credere uno Stato non è altro che il fallimento di profonde deviazioni rimane e porta inenarrabili sofferenze.  Noi nazionalsocialisti sappiamo di essere avversi nella società attuale i questa concezione, e siamo considerati come rivoluzionari.  Ma le nostre idee e le nostre azioni non devono assolutamente essere causate dall'approvazione o dalla disapprovazione del nostro tempo, ma dai nostri doveri verso una verità che abbiamo ritenuta valida.

Dobbiamo persuaderci che i posteri, esaminando il nostro operato, non solo lo capiranno ma lo troveranno giusto e lo loderanno.

Da ciò deriva anche, per noi nazionalsocialisti, la regola per giudicare lo Stato.  Il valore d'uno Stato sarà relativo, se considereremo la singola nazione, assoluto se considereremo l'umanità in se.  Cioè: la buona riuscita di uno Stato non deve essere giudicata dal livello della sua cultura e dalla Potenza raggiunta in confronto al resto del mondo, ma solamente dal grado di bontà delle sue istituzioni verso la stessa nazione.

Uno Stato può essere ritenuto perfetto se corrisponde allo stato di vita della nazione che deve rappresentare e se, in realtà, proprio con la sua esistenza, conserva in vita quella nazione: qualunque sia il valore culturale di questo Stato riguardo al resto del mondo.  Però lo Stato non ha la mansione di creare capacità, sua mansione è quella di facilitare la via alle capacità già esistenti.