|
IL VESSILLO NAZISTA Hitler sapeva bene quanto la propaganda e le immagini di un partito fossero importanti per far presa sulla folla. La cura nella scelta del vessillo è la dimostrazione dell’abilità del futuro dittatore nel saper coinvolgere le masse anche attraverso l’iconografia. Fummo allora molto presi dalla questione del nuovo vessillo, cioè del suo aspetto. Da ogni luogo venivano proposte che manifestavano buoni propositi, ma poco valore. Perché il nuovo vessillo non doveva soltanto essere il segno esteriore della nostra battaglia, ma anche procurare una forte impressione negli affissi, nei manifesti, ecc. Chi ha contatti con la folla sa che queste superficiali cose da poco conto, hanno un valore fondamentale. Una bandiera
che esercita una grande impressione può in migliaia di situazioni dare la spinta iniziale ad occuparsi di un partito. Per tale ragione dovemmo rifiutare le proposte, venute da ogni parte, di riconoscere uguale, il nostro partito col Vecchio Stato, o meglio, con quei deboli partiti il cui solo scopo è la ristrutturazione di un regime ormai spento. Inoltre, il bianco non è un colore che ha
prodotto grandi entusiasmi. E' adeguato a pure organizzazioni di fanciulle, non a fanatici movimenti di un tempo rivoluzionario. Fu anche proposto il nero: era adatto alla nostra epoca luttuosa, ma non aveva in sé nessuna evidente rappresentazione del nostro partito. E pure questo colore non è sufficientemente travolgente. Il bianco-azzurro, anche se di meraviglioso effetto estetico, non andava bene, perché erano i
colori d'uno specifico Stato Tedesco di una poco stimata tendenza a meschinità particolaristiche. D'altra parte, anche questi colori non avevano nessuna particolare relazione al nostro movimento. La stessa cosa si poteva affermare del bianco-nero. Al nero-rosso-oro era meglio non pensarci. E neanche al nero-bianco-rosso per le ragioni a cui ho già accennato: almeno, non nella maniera in cui quei colori erano disposti finora. Quest'unione di colore è molto più ammirabile di qualunque altra. E' l'accordo più felice che ci sia. lo fui sempre propenso a mantenere i vecchi colori, non soltanto perché per me, come militare, sono la cosa più santa che conosca, ma perché anche il loro aspetto esterno corrisponde al mio gusto.
Però dovetti rifiutare, senza eccezione, la quantità di proposte che ci vennero fatte dall'interno del giovane partito, e che quasi tutte inserivano la croce uncinata nel vecchio vessillo. lo stesso, come dirigente, non volli manifestare subito la mia proposta, essendo probabile che qualcun altro ne facesse una egualmente valida se non migliore. Infatti, un dentista di Starneberg mandò un disegno, per niente cattivo, molto simile al mio, ma che aveva un'imperfezione: la croce uncinata, aveva l'uncino curvo ed era inserita in un cerchio bianco. Dopo moltissime prove, disegnai la forma finale: un vessillo rosso con un disco bianco, al
centro del quale era posta una croce uncinata nera. Dopo molti tentativi trovai anche un dato rapporto fra l'ampiezza del vessillo e quella del disco bianco, cosi anche tra la forma e la grandezza della croce uncinata dipinta. Fu insomma il mio progetto. Mi furono proposti subito bracciali per le schiere di disciplina: una fascia rossa con
sopra una croce uncinata nera. E nello stesso modo fu disegnato un distintivo: un disco bianco in un campo rosso, e al centro la croce uncinata. Un orefice di Monaco, Fúss, fece il primo abbozzo appena usabile, e fu assunto. Nell'estate 1920 il nuovo vessillo fu portato per la prima volta davanti al popolo. Andava benissimo per il nostro nuovo partito: era originale e puro come quello! Nessuno, l'aveva visto prima: e destò l'impressione di una fiamma ardente. Noi tutti sentimmo una felicità quasi infantile
quando una fedele compagna di movimento fece e consegnò il nuovo vessillo. Già pochi mesi dopo, a Monaco, ne avevamo 6 e i sempre maggiori schieramenti polizieschi favorirono la diffusione del simbolo del partito, Ed è realmente un simbolo! Non soltanto perché i colori, così calorosamente graditi da noi tutti e che un tempo addussero tanta gloria al popolo tedesco, manifestano il nostro affettuoso ricordo del passato, ma anche perché racchiude in sé la volontà del partito. Come socialisti nazionali
noi riconosciamo nel vessillo la nostra linea di azione. Nel rosso, riconosciamo l'idea sociale del movimento, nel bianco l'idea nazionalista, nella croce uncinata, l'impegno a combattere per l'affermazione dell'uomo ariano e per il diffondersi della tendenza al lavoro creativo, che fu e sarà sempre antisemitico. Due anni dopo, quando già lo
schieramento di polizia si era organizzato in reparti di assalto formati da migliaia di uomini, sembrò indispensabile dare a questo corpo di difesa della nostra idea del mondo uno speciale simbolo di trionfo: lo stendardo. lo stesso ho disegnato anche questo, e poi ho fatto eseguire il lavoro ad un vecchio affezionato compagno, l'orefice Gahr. Da allora lo stendardo è il simbolo di battaglia
della lotta nazional-socialista. Il lavoro di arringa, che nel 1920 si andò sempre più incrementando, arrivò al punto che tenemmo, qualche volta, due conferenze la settimana. La gente si accalcava con stupore davanti ai nostri manifesti, le più grandi sale della città erano gremite, e decine di migliaia di marxisti corrotti
ritrovavano la strada della loro collettività nazionale per diventare modelli di un prossimo libero Reich tedesco.
|