Fantastico e verosimile
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Quando ci  accingiamo a leggere un racconto o un romanzo stringiamo con l’autore un patto narrativo.

Lo scrittore ha creato un’opera letteraria, bella o brutta, lunga o corta, verosimile o fantastica e noi ci predisponiamo a leggerla con aspettative preordinate.

Se stiamo leggendo una fiaba ci aspettiamo fate ed  incantesimi, se leggiamo una novella ambientata in epoca moderna resteremmo molto stupiti nel sentir parlare di cavalieri e castelli da espugnare.

L’autore ha messo la sua fantasia al servizio del nostro piacere di leggere.  Il fatto che il suo lavoro sia frutto dell’immaginazione non lo svilisce affatto. Spesso crea mondi, situazioni, personaggi che potrebbero essere veri o comunque lo sono, secondo il suo punto di vista.

Qualcuno sostiene che ogni scrittore scrive sempre  di sé. In un certo senso questo potrebbe essere vero anche se la storia, nel suo insieme è certamente inventata.

Le descrizioni dei paesaggi, ad esempio, potrebbero essere vere; i tratti fisici di un personaggio potrebbero essere ispirati a persone reali e così via.

Qualcosa o qualcuno deve aver sollecitato in qualche modo il nostro scrittore;  in caso contrario la sua fantasia non avrebbe potuto produrre assolutamente nulla.

Una delle tante scelte (di tempo, durata, ambienti, stile)  che deve fare è se scrivere un racconto fantastico o verosimile.

Sarà fantastico se in tutto o in parte narrerà di cose,  persone, animali o entità inesistenti  quali ad esempio: maghi, fate, fantasmi, uomini volanti, un essere metà cane e metà cavallo  ecc. Oppure luoghi inesistenti come l’isola  che non c’è.

 

Anche le azioni impossibili connotano un racconto come fantastico:  Con un balzo solo scavalcò la montagna….

Il racconto verosimile sarà quanto più possibile vicino alla realtà. Potrebbe essere un fatto inconcepibile, strano, assurdo, ma, appunto,  verosimile.

I tre racconti che seguono mettono in evidenza gli aspetti che caratterizzano il patto di cui abbiamo parlato prima.

 

Il primo è un brano tratto da “Alice nel paese delle meraviglie” di Caroll Lewis e l’inverosimiglianza è riconoscibile sin dalle prime righe.

Il secondo è tratto da “Cuore” di Edmondo de Amicis, che, al contrario, è da considerarsi verosimile.

Il terzo è tratto da “Il gabbiano Jonathan Livinston”  di E. Bach ed è inverosimile anche se ambientato in luoghi reali (con l’eccezione dell’altra dimensione). L’inverosimiglianza è riconoscibile immediatamente a causa dell’antropomorfizzazione del protagonista.

 

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Autore: bruna.bassi@libero.it docente di lettere ITG CAMILLO RONDANI PARMA