
Alessandro
Manzoni nacque a Milano il 7 marzo 1785.
Suo
padre, il conte Pietro Manzoni, aveva sposato tre anni prima Giulia
Beccaria, figlia di Cesare Beccaria. Alcuni anni dopo (1795), la madre,
separatasi dal marito Pietro, andò a vivere a Parigi con Carlo Imbonati, al
quale, Giuseppe Parini aveva dedicato l’ode L’educazione.
Lontano
dalle tenerezze familiari, il giovane Alessandro compì studi severi e nel
1791 fu affidato ai padri Somaschi
prima a Merate, poi a Lugano e successivamente a Milano presso i padri
Barnabiti.
L’ambiente chiuso ed austero, lo
indussero ad applicarsi nello studio dei classici latini e greci, a cui
aggiunse letture di Parini ed Alfieri e degli Illuministi in genere.
Nel 1808
Manzoni sposò con rito calvinista Enrichetta Blondel, la cui fede profonda
lo spinse ad approfondire gli aspetti connessi alle varie religioni.
Sua
moglie Enrichetta, due anni dopo il matrimonio abiurò il calvinismo e la
famiglia Manzoni approdò definitivamente al cattolicesimo.
La
conversione ebbe ripercussioni anche nelle scelte letterarie del Manzoni.
Egli infatti, cercò altre strade espressive in alternativa agli schemi
neoclassici. Il risultato di questa ricerca, fu messo in evidenza fin dalla
prima opera successiva alla conversione.
Con gli
Inni sacri, infatti il Manzoni offre un esempio di lirica nuova. Gli
Inni sacri, attraverso i quali egli intendeva celebrare le principali
festività dell’anno liturgico, inizialmente dovevano essere dodici, ma ne
furono composti solo cinque: la Risurrezione (1812), il Nome di
Maria (1812-13), il Natale (1813), la Passione (1814-15) e
la Pentecoste (1822),
Con il
poemetto Il trionfo della libertà del 1801, celebrò la sconfitta del
dispotismo per opera delle idee di libertà portate da Napoleone, con la
proclamazione della Repubblica Cisalpina. Emergono altresì in quest’opera,
le sue idee anticlericali e giacobine.
Le prime
esperienze letterarie, di gusto squisitamente neoclassico, furono:
Autoritratto
(sonetto sul
modello alfieriano 1801), Qual su le cinzie cime (ode galante
dedicata alla sorella di Ermes Visconti 1802-1803), Adda (idillio in
endecasillabi sciolti dedicato a Vincenzo Monti 1803).
Nel
1805, dopo la morte di Carlo Imbonati, si recò a Parigi, dove scrisse e
pubblicò il carme In morte di Carlo Imbonati (1806), un dialogo
morale di forte ispirazione pariniana.
A Parigi restò fino al 1810 dove, stringendo
corrisposte amicizie, si accostò all'ambiente degli ideologi francesi.
Questi, come lo stesso Manzoni, ripensavano la cultura illuminista facendo
proprio il senso della chiarezza del ragionamento, unito ad una propensione
per l'analisi psicologica: questo atteggiamento nei confronti della
letteratura e della poesia non lo avrebbe mai più abbandonato per tutta la
vita.
Urania del 1809, poemetto in versi sciolti,
chiuse questo periodo di ispirazione neoclassica.
La lettura di
Shakespeare di Goethe e Schiller suscitò l’interesse del Manzoni per la
tragedia, ma, in linea con l’avvio delle polemiche romantiche, egli elaborò
la sua ipotesi di tragedia, di ampie dimensioni storiche e che fosse in
grado di generare un nuova coscienza storica e morale.
Il conte di
Carmagnola,
la sua prima tragedia, del 1820, tratta un episodio del conflitto tra Milano
e Venezia nel 1400. Questa opera denuncia come la ragion di stato sia al di
sopra di tutto. Il conte infatti, nonostante la vittoria riportata dai
veneziani sui milanesi, è ugualmente condannato a morte dal Senato
veneziano per non aver firmato una dura resa. La tragedia fu accompagnata
da forti polemiche letterarie per l’abbandono degli elementi aristoteliani
di unità di tempo e luogo
L’Adelchi, la sua
seconda tragedia datata 1822, ha come sfondo il conflitto medioevale tra
Franchi e Longobardi; di struttura più aperta e articolata contrappone in
maniera netta i paladini della fede e gli eroi della forza.
Per
la stesura di questa tragedia, il Manzoni compì un corposo approfondimento
storico, pubblicato nel 1822 con il titolo Discorso sopra alcuni punti
della storia longobardica in Italia.
Gli eventi storici ispirano Manzoni a
cimentarsi con la lirica politica (o civile). In occasione dei moti
scoppiati in Piemonte ed in Lombardia scrisse Marzo1821, ballata
romantica centrata sui moti rivoluzionari. Composta infatti nel 1821, venne
pubblicata nel 1848.
Un’altra opera, Il cinque maggio,
l’ode composta in occasione della morte di Napoleone, mette in evidenza
come il centro del suo mondo sia la Provvidenza di Dio, secondo una logica
per cui dal male può nascere il bene e dal dolore la gioia.
Un testo intenso ed appassionato che
dimostra come la Provvidenza agisca sulla storia.
La lettura dei romanzi di Walter Scott e l’ incapacità
della scrittura lirica e della tragedia di catturare il vasto pubblico,
indussero Manzoni alla scelta di un genere letterario capace di far presa
sulle masse dei lettori.
La stesura del suo unico romanzo, durò
complessivamente, oltre un ventennio.
La prima redazione infatti, dal nome
Fermo e Lucia, lo occupò per oltre due anni (1821-1823). Il romanzo fu
quindi sottoposto a ”ristrutturazione” per eliminare le sezioni relative
alle riflessioni dell’autore e passando per il titolo provvisorio Sposi
promessi, arrivò al titolo definitivo I promessi sposi
edizione in tre tomi realizzata tra il 1825 ed il 1827 a Milano.
Per dare al testo un linguaggio moderno e
spigliato adatto ora al personaggio colto, ora al personaggio umile e
semplice, prese come modello la lingua toscana. Per questo si recò a Firenze
nel 1827. Questo suo viaggio fu essenziale, come disse egli stesso, per
“risciacquare i panni in Arno”, cioè sfrondare il romanzo, attraverso una
perfetta conoscenza del toscano, di tutti i regionalismi ed i “lombardismi”
che ancora caratterizzavano la lingua de “I Promessi Sposi”.
Nel 1860, il Re
Vittorio Emanuele II, nominò Manzoni senatore e in questa veste partecipò
alla proclamazione del Regno d'Italia. La sua vita fu segnata da grandi
dolori: la morte di Enrichetta (1833), della seconda moglie Teresa Borri
(1861) e di otto dei dieci figli. Per la sua morte Giuseppe Verdi compose
la Messa da requiem.
Morì a Milano all’età
di 88 anni il 22 Maggio 1873.
Cronologia
delle opere