Victor Hugò
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Victor Hugo, nasce a Besançon 1802.  

Poeta, romanziere e drammaturgo è considerato senza ombra di dubbio uno tra i maggiori rappresentanti del romanticismo francese.  

Furono le sue opere, infatti, che diedero un grande impulso al movimento romantico in Francia.

Giovanissimo, appena ventenne, pubblicò la sua prima raccolta in versi a cui fecero seguito i due romanzi: Han d’Islanda e Bug-Jargal rispettivamente nel 1823 e 1826.

Due importanti opere teatrali, Cromwell e Marion Delorm segnarono due momenti importanti nella vita dell’artista. Dal primo e specificatamente nella prefazione del dramma storico (1827), egli rivendicò la necessità di liberarsi dal “giogo” del teatro classico dichiarandosi da esso indipendente, esternazione che da lì a poco divenne il manifesto della scuola romantica.

La seconda opera del 1829 imperniata sulle vicende di Marion Delorme, cortigiana del XVII secolo fu censurata.

V. Hugo si riscattò dall’onta subita l’anno successivo (1830),  con l’opera che avrebbe segnato l’esaltazione del romanticismo; in quell’anno, infatti,  venne eseguita la prima del dramma Ernani che nel 1844, sarà musicata da Giuseppe Verdi.

Il 1831 fu la volta di un romanzo storico Nostra Signora di Parigi, (con ambientazione nella Parigi del quattrocento) e di numerose liriche che in un secondo momento confluiranno nelle raccolte: Foglie d’autunno del 1831, I canti del crepuscolo del 1835, Le voci interiori del 1837 e I raggi e le ombre del 1840. Dal 1834, analizzò il sistema penale francese che lo scosse profondamente e lo indusse a proclamare la propria indignazione per la grande ingiustizia sociale che imperava in quel periodo.

Nei suoi romanzi iniziò allora a dare voce alla sofferenza umana come nel romanzo Claude Gueux  del 1834.

L’accademia francese lo accolse tra i suoi membri neanche quarantenne, nel 1841.

Gli anni trenta furono anni dedicati all’opera teatrale, ma tra le tante opere ben accolte dal pubblico: Lucrezia Borgia  1832-33,   Il re si diverte  1832,  Ruy Blas  1838, generò anche qualcosa di non proprio esaltante; infatti, I burgravi  del 1843 non ebbe molto successo.

Occorre  altresì ricordare che da  Il re si diverte nel 1851  G.Verdi   adattò  Il  Rigoletto.

Il 1843 fu un anno infausto per V. Hugo. Una tragedia infatti, colpì la sua famiglia: annegarono la figlia ed il genero.

Abbandonata temporaneamente la letteratura, Hugo si volse alla politica.

L’ascesa al potere di Napoleone era stata ben vista dalla famiglia in cui era cresciuto, ed anch’egli aveva in una prima fase  sostenuto il “generale” al punto che fu nominato nel 1845  “pari di Francia”.

La rivoluzione del 1848 lo vide tra le fila della repubblica, probabilmente per quel senso di ingiustizia sociale riscontrato negli anni precedenti.

Dopo il fallimento  delle sommosse contro Luigi Napoleone (1855), si rifugiò in Belgio dove  iniziarono i suoi tre lustri di esilio vissuti in massima parte nell’isola di Guernesey.

Fu questo un periodo di grande fervore artistico che ispirò una satira spietata e scurrile contro Napoleone. Uscì, infatti, Napoleone il piccolo nel 1852 e Castigo nel 1853. Il ricordo della figlia non lo abbandonò mai ed a lei dedicò il volume di liriche Le contemplazioni(1856). Pubblicò ancora il primo volume del poema epico La leggenda dei secoli (1859) la cui prosecuzione e pubblicazione avvenne nel 1877 e nel 1883 (seconda serie).

Ma a Guernesey  Hugo scrisse quello che sicuramente è il suo romanzo più famoso I Miserabili (1862) ampio spaccato della Francia dell’Ottocento che se da un verso non ottenne il pieno favore della critica, suscitò ampio entusiasmo nel pubblico. Seguirono I lavoratori del mare (1866) e L'uomo che ride (1869), che alla visione realista proposta dai romanzi di Balzac o Flaubert contrapponevano, sebbene calati nella storia, universi fantastici.

Con la caduta del secondo impero nel 1870, ritornò in Francia riprendendo l’attività politica. Venne così eletto prima all'Assemblea nazionale e successivamente al senato. Tra le numerose  opere del suo ultimo periodo artistico si possono  citare: Il novantatré (1873), dove a suo modo romanza la Rivoluzione francese e  le poesie liriche sulla sua vita familiare L'arte d'esser nonno (1878).

Morì  a  Parigi nel 1885.          

 

 

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Autore: bruna.bassi@libero.it docente di lettere ITG CAMILLO RONDANI PARMA