Il titolo

Anche se può sembrare
strano è una parte fondamentale in qualunque opera. Il titolo costituisce
spesso una anticipazione dei contenuti.
Ha la funzione di
incuriosire ed invogliare alla lettura. E’ spesso accattivante e qualche
volta ingannevole, ma spesso è indicativo.
Si possono fare molti
esempi famosi. Alessandro Manzoni, per citare il più illustre, ben
consapevole dell’importanza di questo primo approccio, ha cambiato per ben
tre volte il titolo al suo capolavoro: La prima stesura si intitolava Fermo
e Lucia, la seconda Gli Sposi Promessi e quella definitiva
I Promessi Sposi.
Quasi tutti gli
scrittori tentano, già attraverso il titolo, di comunicare con il lettore.

Inizio
E’ detto anche incipit
(dal latino incipere “cominciare”).
Anche questo momento
della composizione è fondamentale. Fin dalle prime righe di qualunque
novella o racconto o romanzo, entriamo in possesso di una serie di elementi
che determineranno la nostra volontà di proseguire o meno la lettura.
Attraverso le prime
parole, talvolta, possiamo capire lo stile, i luoghi, il periodo storico
di ambientazione, il tipo di narrazione. Una storia che inizia con c’era
una volta ci indirizza immediatamente alla favola; un uomo armato in
agguato ad un giallo; una carrozza ad un tempo lontano dal nostro.
L’incipit può fornirci
indicazioni sui luoghi, sui tempi e sui personaggi oppure può collocarci nel
mezzo di una storia oppure alla fine della storia stessa. In qualunque caso
ci fornirà le indicazioni essenziali circa il tono e l’orientamento della
narrazione.

Sviluppo
Esistono tanti
sviluppi possibili quanti sono i romanzi, le novelle ed i racconti che sono
stati scritti. Ogni autore ha una propria personalità che si manifesta
principalmente proprio in questa parte del componimento. L’autore ha la
facoltà di restare imprigionato in un tempo limitatissimo, anche in un solo
giorno, e costruire attorno ad esso un lungo romanzo. Oppure può raccontare
una intera vita, ovviamente sfrondata da tutto ciò che non è funzionale
all’opera, in una novella di poche pagine. Può decidere di percorrere a
ritroso nel tempo gli avvenimenti o di narrarli nella sequenza temporale in
cui si sono svolti o, ancora, collocarsi nel mezzo ed andare avanti ed
indietro a suo piacimento.
Lo sviluppo del romanzo
può includere altre storie che si intrecciano con quelle del/dei
protagonisti principali come nel caso della Monaca di Monza ne I
Promessi Sposi, quasi un romanzo nel romanzo.
Normalmente una storia
affronta solo un momento o un aspetto della vita dei personaggi.
Visto che li abbiamo
già citati tante volte prendiamo di nuovo ad esempio l’opera del Manzoni.
Renzo e Lucia sono i protagonisti principali, ma della loro infanzia non
sappiamo praticamente nulla. La storia ed il suo sviluppo sono incentrati
sul matrimonio che i due ragazzi vogliono celebrare. La storia finisce
appunto con il superamento degli ostacoli che lo hanno impedito e l’autore
nulla ci comunica circa la loro vita coniugale e la loro vecchiaia. Il
discorso cambia per la Monaca di Monza: la descrizione della sua infanzia è
funzionale alla comprensione del personaggio, per cui il Manzoni abbonda
nelle descrizioni e nei particolari di questo periodo della sua vita, pur
focalizzando l’attenzione del lettore sui fatti che si svolgono quando
Gertrude è una donna matura.

La conclusione
Spessissimo è la causa
della suspance. Se fosse troppo prevedibile verrebbe a mancare uno dei
maggiori motivi di interesse per la lettura. Quante volte abbiamo continuato
a leggere proprio per “vedere come va a finire”!
Anche il tipo di
conclusione può essere diverso: ci sono conclusioni che spiegano per filo e
per segno come si sono svolti i fatti e li interpretano. Altre che ribaltano
completamente la visione dei fatti precedenti data ai lettori. Per questo
ultimo tipo di conclusione si consiglia la lettura o la visione del film
“Sesto senso”. Questa opera gioca tutta la sua forza narrativa proprio
nella conclusione.
Vi sono anche “non
conclusioni” come ad esempio nel romanzo “Quel pasticciaccio brutto di via
Merulana” di Carlo Emilio Gadda: opere, queste, che servono per
caratterizzare dei personaggi, dei sentimenti, delle situazioni piuttosto
che narrare, fino alla completezza, dei fatti i quali, in realtà, sono solo
di supporto alla vera finalità dell’autore.
