Lo spazio realistico e lo spazio fantastico
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Lo spazio realistico e lo spazio fantastico

Ogni vicenda che viene raccontata si sviluppa in uno o più luoghi. Essi possono essere diversissimi fra loro. Possono essere luoghi reali, città che conosciamo benissimo o località esotiche, lontane e cariche di magia. Oppure l’ambientazione può avvenire in luoghi orribili, come le fogne di Parigi ad esempio, ampiamente descritte ne I Miserabili di V. Hugò.

Possono essere luoghi ampi, come appunto una città o una nazione, ma anche una sola casa o addirittura una sola stanza o lo scompartimento di un treno.

Qualche volta l’ambiente circostante non è ben definito e resta una vaga, ma assolutamente necessaria presenza.

Più spesso il paesaggio si accorda con la vicenda e la sua descrizione incide sulla durata e sul tempo.

Le parti descrittive servono spesso da supporto allo svolgersi della vicenda: il clima atmosferico si raccorda o contrasta coi sentimenti dei protagonisti.

Ricordiamo la benefica e rasserenatrice pioggia de I Promessi Sposi  che lava via la peste e molti altri problemi o le superbe descrizioni di “Morte a Venezia” che ponevano in parallelo, con  magistrale abilità, la morte imminente del protagonista  e la sensazione di  fine che una città destinata a non durare per l’eternità può suscitare negli animi più sensibili.

Alcune descrizioni antropomorfizzano la natura fino a farla diventare una co-protagonista della vicenda narrata.

Qualche volta lo spazio del racconto ha, più o meno scopertamente, funzione simbolica: il deserto, la presenza di fiumi in piena o del mare in tempesta, larghi spazi, orizzonti lontani, sentieri impervi e così via.

Nelle fiabe o nei miti la simbologia è ancora più evidente. Spesso i maggiori ostacoli sono rappresentati proprio da burroni, foreste impenetrabili, barriere più o meno naturali che il protagonista dovrà superare per realizzare i suoi desideri.

 

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Autore: bruna.bassi@libero.it docente di lettere ITG CAMILLO RONDANI PARMA