Del primo
periodo vissuto prevalentemente in Sicilia, fa parte I carbonari della
montagna (1861): romanzo storico dedicato da Verga ai suoi modelli di
allora, Francesco Domenico Guerrazzi e Alexandre Dumas padre.
Nel 1869
Verga si trasferì a Firenze, allora capitale d’Italia.
Si dedicò
allo studio della vita borghese che aveva davanti agli occhi; i temi
preferiti furono le figure femminili e le vicende d’amore. Le opere maggiori
del secondo periodo sono: Una peccatrice (1866), Eva (1873), Eros (1875).
Particolare successo ebbe Storia di una capinera (1871), racconto della
monacazione forzata di una ragazza che, innamorata di colui che diventerà il
marito di sua sorella, letteralmente muore d’amore.
Nel 1882
pubblicò il romanzo Il marito di Elena (1882) ancora impregnato di
romanticismo. La produzione successiva a quella fiorentina prese un'altra
strada. Nel 1872 Verga si era trasferito a Milano. Qui lo raggiunse il suo
amico e conterraneo Luigi Capuana, scrittore e critico letterario teorico
del verismo.
Nel 1874,
in coincidenza con la pubblicazione della novella Nedda, si ha la svolta.
L’ambiente
da cittadino diventa rurale, i luoghi delle vicende sono in Sicilia, i
protagonisti gli umili, i contadini.
Nedda è
una giovane rimasta orfana che aspetta un bambino dall’uomo che ama e da cui
è riamata. Lui muore prima che possa sposarla e la miseria e l’emarginazione
a cui è costretta una ragazza madre nella Sicilia di fine Ottocento fanno sì
che la bimba appena nata muoia di stenti.
I due
volumi di racconti Vita dei campi (1880) e Novelle rusticane (1883)
contengono alcuni dei capolavori verghiani, testi divenuti celebri come La
lupa, La roba, Rosso Malpelo, Cavalleria rusticana .
I
Malavoglia romanzo pubblicato nel 1881, racconta la storia di una famiglia
di pescatori che vive e lavora ad Aci Trezza, un piccolo paese vicino a
Catania. Protagonista del romanzo è tutto il paese, fatto di personaggi
uniti da una stessa cultura ma divisi da antiche rivalità; grazie a una
scrittura sapiente che riproduce alcune caratteristiche del dialetto e che
riesce ad adattarsi ai diversi punti di vista dei vari personaggi, il
romanzo crea l'illusione che a parlare sia il mondo raccontato. L’abilità di
Verga è proprio nella tecnica dell'impersonalità, capace di dare voce ai
personaggi.
L’altro
romanzo Mastro don Gesualdo è stato pubblicato nel 1889. Mette a fuoco la
storia del protagonista che dà il titolo al romanzo. Di origini modeste,
Gesualdo diventa ricco con il suo lavoro tenace e costante. Il matrimonio
con la nobile Bianca Trao non cancella però la sua modesta estrazione
sociale: persino la figlia Isabella si vergogna del padre. Rimasto solo,
Gesualdo muore nel palazzo ducale di Palermo, abbandonato dai suoi e
ignorato dalla servitù che si prende gioco di lui. Anche qui l'ambientazione
è siciliana e la lingua rispecchia in modo tecnicamente molto raffinato la
realtà che fa da sfondo al romanzo.
I due
romanzi dovevano far parte di una serie “il ciclo dei vinti”, a cui
sarebbero dovuti appartenere anche La duchessa di Leyra, L'onorevole
Scipioni e L'uomo di lusso), ma lo scrittore amareggiato per il
sostanziale insuccesso delle sue opere, abbandonò il progetto e si ritirò a
Catania, abbandonando anche la scrittura.
Il verismo
verghiano ebbe una profonda influenza sul neorealismo degli scrittori e
dei registi italiani del secondo dopoguerra.
La
Cavalleria rusticana fu rielaborata per il teatro e messa in musica da
Pietro Mascagni.
I
Malavoglia fornirono la trama al film di Luchino Visconti "La terra
trema" del 1948.
