Unità di misura parmensi

Antonio Comi


"Mattone" di Parma -
Palazzo del Governatore in Piazza Garibaldi

Le unità di misura parmensi ebbero origine dalle attività commerciali, artigianali ed operaie locali e sotto il governo di Du Tillot furono stabilite, almeno in parte, con precisione da alcuni ingegneri locali (Droghi e Ballerini). Per ogni città del Ducato e per ogni mestiere si usavano unità di misura e campioni differenti. Agli inizi dell'Ottocento furono sostituite gradualmente dalle unità del sistema metrico decimale e abolite del tutto con l'unità d'Italia (legge del 28 luglio 1861 del Regno d’Italia "sui pesi e le misure")

Se avete avuto difficoltà con l'euro, consolatevi pensando alle difficoltà che avevano i vostri trisnonni a cavarsela con tante unità di misura! Quando ci si spostava da Parma a Piacenza o a Borgotaro o a Guastalla cambiava non solo l'ora, regolata con il tempo vero delle meridiane, ma anche tutte le altre unità di misura; magari il nome era lo stesso, ma il valore differente. Le cose cominciarono a cambiare con l'annessione di Parma alla Francia agli inizi dell'ottocento. Il governo francese premeva per la diffusione del Sistema Metrico Decimale, così a Parma dal 1803 fu diffuso un compendio, autore Luigi Mussi, delle misure del SMD paragonate a quelle tradizionali del Ducato, il prontuario edito da Blanchon fu l'opera più venduta fino al 1850 negli Stati di Parma. L'architetto ispettore dei pesi e misure del Dipartimento del Taro, sig. Bierson nel 1808 fu incaricato di presiedere una commissione scientifica, che avrebbe dovuto seguire il processo di conversione. La commissione si installò nel Palazzo della Zecca (palazzo Cusani presso San Francesco del Prato) ed ebbe a sua disposizione una piccola officina diretta dall'esperto macchinista Bandieri, che divenne poi macchinista dell'Università e fidato collaboratore di M. Melloni. Bandieri realizzò con lode i nuovi campioni di unità di misura. I migliori fisici del ducato facevano parte della commisione, tra di essi il prof. Pietro Sgagnoni (1760-1827), che pubblicò le Tavole di confronto di misure parmigiane. A Piacenza operava il professore di fisica don Giuseppe Veneziani che pubblicò il "Trattato de’ rotti decimali applicati alle nuove misure dell’impero francese e del regno italico", 1806, seguito dalle "Tavole di rapporto fra le nuove misure francesi e le piacentine". La caduta dell'Imperò portò alla restaurazione non solo politica, ma anche metrica. Le vecchie unità locali ritornarono in uso, così Maria Luigia nel suo Codice Civile ripristinò il "braccio da muro", ma le nuove unità, che avevano degli indubbi vantaggi, rimasero in uso. Il nuovo Regno d'Italia con legge del 1861 abolì definitivamente il sistema metrico ducale. Ferdinando Sartori (1864) e Ferdinando Colla (1867) pubblicarono Tavole di ragguaglio a livello locale, ed infine la pubblicazione ufficiale  delle Tavole di ragguaglio dei pesi e delle misure, già in uso nelle varie province del Regno, col Sistema metrico decimale (R.D. 20 maggio 1877 n. 3836).